la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

tantra

gli esercizi

testi

poesie

bibliografia

insegnante

dizionario zen

stampa

cerca nel sito

email

seminari

newsletter


 

"Apprezzare riposa" (Corrado Pensa)

 


"Apprezzare riposa" (Corrado Pensa)


Abbiamo continuato a leggere dal libro di Corrado Pensa, L'intelligenza spirituale:

"Apprezzare denota una certa disposizione all'intimità, una propensione a essere totalmente presenti a qualcosa invece che essere altrove, come appunto succede allorché diamo le cose per scontate, ossia allorché le ignoriamo o al massimo le intravediamo ma certo non le gustiamo.
Apprezzare riposa. Nell'apprezzare l'aria fresca del mattino, il cappuccino caldo, il saluto del barista, c'è una chiara intimazione di rilassamento. [...]
Se cominciamo a ritrovarci un po' semplificati e dunque alleggeriti da opinioni a favore o contro, da attaccamenti, giudizi e contro-giudizi, allora può scoccare quell'attimo di innocenza nel quale l'apprezzamento è di casa, naturale e profondo.
[...] L'apprezzamento non solo non prende, ma è grato per tutto ciò che riceve [...]. Ed è proprio in virtù del nutrimento e della pace portati all'apprezzamento-gratitudine che la compulsione a prendere, afferrare e desiderare questo e quello comincia a placarsi.
[...]
L'incontro consapevole con la tristezza [è un] incontro [...] radicalmente diverso dall'identificazione con essa. [...] La tristezza [...] è come se si stemperasse, mentre, al contrario, più chiaro e vivo diventa lo sfondo: lo sfondo di consapevolezza che 'sa' l'impermanenza. Anche se la tristezza (o altro stato d'animo) permane, la situazione è profondamente diversa dallo stato di identificazione: perché ora lo sfondo chiaro ci appare più reale della tristezza. Per breve tempo possiamo dimenticarlo, ma prima o poi 'ricadiamo' nello sfondo e nel suo sostegno [...].
[...]
"Un cammino interiore che si ripromette di trascendere o quanto meno di attenuare l'attaccamento, l'avversione e l'ignoranza può lasciare intatta l'ansia? Sarebbe una contraddizione in termini. Se l'ansia è intatta, ciò può voler dire soltanto che ugualmente immutate sono le tre 'afflizioni' summenzionate. Infatti dire le tre afflizioni significa dire l'io-mio e la sua forza. E io-mio vuol dire, tra l'altro, tutta l'insicurezza e la paura (ossia l'ansia) generata dalla continua identificazione con reazioni, emozioni, aspettative, eccetera.
[...] La meditazione di consapevolezza si occupa primariamente di questa 'coazione all'identificazione'. [...]
La possibilità di osservare senza avversione l'ansia [...] allorché tale possibilità comincia a manifestarsi in modo non episodico questo già comporta una diminuzione dell'ansia. Ancor di più se da un'osservazione senza avversione approdiamo a un'osservazione animata da interesse. [...]
Anzitutto un consiglio pratico: il più possibile non lasciarsi sfuggire i molteplici episodi quotidiani di ansia, anche minima. Poiché questi episodi di 'piccola ansia' sono un eccellente terreno di pratica, soprattutto quando cominciamo a sviluppare un vero e proprio talento nel coglierli e metterli nella luce della consapevolezza. Il percepire sempre più chiaramente che a ogni intervento di pratica sull'ansia corrisponde un seme di equanimità è un forte e naturale incentivo a perseguire questa modalità di lavoro interiore. [...]
Nel riconoscere piccoli stati ansiosi, impariamo a percepire il potere del riconoscimento, quanto a dire il potere della consapevolezza. Vedremo così che già nel momento del riconoscimento, netto e chiaro, per il solo fatto del riconoscimento comincia a instaurarsi un cambiamento di relazione con l'ansia.
Nel lungo termine l'effetto di questa pratica di osservazione via via più pronta, sollecita e interessata degli stati ansiosi sarà quello di ritrovarci meno identificati con detti stati. E una minore identificazione porta con sé un miglioramento della nostra vista interiore" (pp. 63-64, 78, 98-102).