"La parola essere ha condizionato la vostra mente" (Jiddu
Krishnamurti)
Il giovedì di questa settimana abbiamo continuato a leggere dalle opere di
Krishnamurti:
"Che cosa dovete fare? Prima di tutto dovete rendervi conto
che siete schiavi delle parole. La parola essere ha condizionato la
vostra mente. Tutto il vostro condizionamento si basa sul verbo essere;
io ero, io sono, io sarò. L'io ero condiziona e dà forma all'io sono,
che controlla il futuro. Tutte le vostre religioni si basano su questo. Tutto il
vostro progresso intellettuale si basa sulla parola essere. Nel momento
in cui usate questa parola non soltanto verbalmente ma con intenzione,
inevitabilmente affermate di essere un io sono: io sono Dio, io sono
eterno, io sono un induista, un musulmano. Nel momento in cui vivete dentro
questa idea o dentro questo sentimento di essere, di diventare o di essere
stati, voi siete schiavi di quella parola.
La crisi è nel presente. La crisi non è mai nel futuro e neanche nel passato: è
nel presente, nel presente vivo e reale della mente che è condizionata da questo
termine essere, ed è incapace di affrontare il problema. Nel momento in
cui voi diventate prigionieri di questa parola e del suo significato, nasce il
tempo. E voi pensate che il tempo risolverà il problema. [...] Nel momento in
cui vi liberate di questa parola e dell'importanza di quel che essa sottende -
il passato, l'essere stati - che condiziona il presente e dà forma al futuro,
allora la vostra risposta al presente è immediata.
Se capite veramente questo, le vostre prospettive subiscono una rivoluzione
straordinaria. Questo è veramente meditazione, essere liberi dal corso del
tempo" (Da Andare incontro alla vita, pp. 122-123).
Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente, da seduti, la consapevolezza delle parti che poggiano: le
palpebre - se gli occhi sono chiusi, le labbra, le mani, le ginocchia, il sedere
e le parti inferiori delle gambe che toccano a terra.
Sempre da seduti, la consapevolezza centrata su di sé.
E in ultimo: zazen.
A conclusione della lezione del lunedì
abbiamo continuato la nostra lettura e commento di brani tratti dallo
Shobogenzo (clicca
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