Il dono dell'ascolto (Frank Ostaseski)

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Il dono dell'ascolto (Frank Ostaseski)


Terminiamo oggi di leggere da Saper accompagnare - Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte di Frank Ostaseski:

"Ascoltare non è altro che dare, guarisce con il potere della generosità. È un dono particolarmente prezioso per qualcuno che sta morendo. Per ascoltare bisogna svuotarsi, essere disponibili a ricevere senza aspettative e senza giudizi [...]. Un ascolto di qualità richiede che l'attenzione sia diretta non solo all'altro, ma anche alla propria interiorità. Chi ascolta deve saper restare concentrato sulle sensazioni, sui sentimenti e sulle intuizioni che emergono dentro di sé, perché é proprio questa la chiave che gli consente di entrare in risonanza con l'altro.

Lo psicologo Carl Rogers ha definito l'empatia in questi termini: «L'empatia consiste nell'accedere al mondo percettivo dell'altro e arrivare a sentircisi perfettamente a proprio agio. Consiste nell'abitare temporaneamente la sua vita e muovercisi dentro con delicatezza, astenendosi dal giudicare. Significa comunicare ciò che si riesce a cogliere del mondo dell'altro quando lo si guarda con occhi limpidi, senza paura. Consiste nel verificare spesso la correttezza delle proprie impressioni sottoponendole all'altro, e farsi guidare dalle risposte che si ricevono. Rapportarsi a un'altra persona in questo modo richiede di mettere da parte le opinioni e i valori personali per accedere al mondo dell'altro senza pregiudizi. In un certo senso richiede di mettere da parte se stessi, e questo lo può fare solo qualcuno che è abbastanza sicuro di sé da sapere che non si perderà [...]».

[...] Muoversi nel mondo dell'altro con delicatezza, astenendosi dal giudicare. Guardare con occhi limpidi, senza paura. Riuscite a immaginare cosa si prova a essere ascoltati così?

L'ascolto empatico richiede di essere completamente presenti. [...] Entrate in contatto con voi stessi. Chiedetevi come state. Essere presenti è sufficiente. Non dovete fare nulla di speciale. Prestate attenzione alla tendenza a voler fare succedere qualcosa, che spesso ha l'effetto di trasmettere un grosso carico d'ansia. Tenete semplicemente compagnia al malato, ma nel contempo restate vigili. Io ho passato ore a guardare la televisione insieme ai pazienti, pensando di non fare niente di utile, per poi sentirmi congedare con un: «Grazie, è stato bello passare un po' di tempo con qualcuno che non mi tratta da malato»" (pp. 44-45).

 

 


 

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