"Porta nell'esperienza tutto te stesso" (Frank Ostaseski)
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"Porta nell'esperienza tutto te stesso" (Frank Ostaseski)


Continuiamo a leggere da Saper accompagnare - Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte di Frank Ostaseski. Siamo arrivati al secondo dei "Cinque precetti per l'assistenza":

"2. Porta nell'esperienza tutto te stesso

[...] Non possiamo servire l'altro restando a distanza. [...] È dall'esplorazione della nostra sofferenza personale che deriva la capacità di essere veramente d'aiuto. È questo che ci permette di entrare in contatto con il dolore di un altro essere umano con compassione, invece che con paura o pietà. [...]

Crediamo che per servire gli altri occorra essere forti e padroni di sé [...]. Lo sforzo di proteggere l'immagine che abbiamo di noi può creare una barriera [...].

Alcuni anni fa, mi trovai ad assistere un caro amico, a cui volevo molto bene, che stava morendo di AIDS. Eravamo in diversi a prenderci cura di lui a rotazione, e un giorno, in cui ero di turno io, al mio amico accadde uno strano fenomeno neurologico. In poche ore, perse la capacità di reggere la forchetta, di stare in piedi o di parlare in maniera intelligibile. [...] Ero terrorizzato. Il mio amico non era più lui. [...] Passavo da un atteggiamento rassicurante e persuasivo, al trattarlo come un bambino. Non sapevo cosa fare. Avevo una gran paura. Prendersi cura di lui era faticosissimo. Aveva delle grosse fistole anali, e una continua diarrea. Andavamo avanti e indietro dal gabinetto alla vasca, ripetendo l'operazione forse decine di volte anche nel corso della notte. Ero esausto [...].

Poi, durante una di queste manovre dal gabinetto alla vasca, il mio amico parlò. E le parole che uscirono dalla sua mente confusa furono: «Ti stai sforzando troppo». Quanto era vero! Ricordo che mi fermai, mi misi a sedere per terra accanto al gabinetto e scoppiai a piangere. Fu il momento di maggiore intimità mai raggiunto nella nostra amicizia. In quel momento non c'era più separazione fra noi. Fino ad allora, avevo avuto paura di seguirlo sul suo stesso terreno. Avevo paura di affrontare l'impotenza. Facevo di tutto per essere utile, per mantenere il controllo. [...] Dopo un po' cominciammo a ridere. E poi andammo avanti, e in un modo o nell'altro la situazione stessa ci insegnò cosa fare. [...]
Porta nell'esperienza tutto te stesso. Per essere una presenza benefica, dobbiamo portare al capezzale del malato la nostra passione e la nostra paura. Per poter trovare un punto di incontro con l'altro dobbiamo attingere [...] alle nostre ferite e alla nostra gioia. Tutto è chiamato a partecipare. [...]

Porta nell'esperienza tutto te stesso" (pp. 21-23).