Il giovedì di questa settimana abbiamo continuato a leggere dalle opere di
Osho:
"Non appena tocchi il dolore dall'interno, accadono due cose.
La prima è che esso non conserva più l'estensione che sembrava avere; si
condensa immediatamente in un piccolo punto. E più intensamente ti concentri su
questo punto, più ti accorgerai che si restringe. Alla fine accade una cosa
incredibile: quando il punto diventa piccolissimo, scoprirai con tua sorpresa
che appare e scompare, va e viene. Cominciano ad apparire degli intervalli. E in
ultimo, quando scompare del tutto, ti chiedi che cosa ne è stato. Molte volte lo
smarrisci: diventa così infinitesimale, che, spesso, quando la consapevolezza
tenta di localizzarlo, non lo trovi.
Proprio come il dolore si espande nell'inconsapevolezza, si restringe nella
consapevolezza, diventando piccolo. In questo stato di consapevolezza avrai la
sensazione che, sebbene tu sia passato attraverso molte esperienze dolorose,
anche se hai vissuto tante sofferenze, in realtà i momenti tristi non sono
davvero tanti. I dolori che pensiamo di aver sofferto sono esagerati. [...]
La seconda cosa che accadrà è questa: quando osservi da molto vicino, tra te e
l'infelicità si creerà una distanza; in realtà, ogni volta che osservi una cosa,
si crea immediatamente una distanza. L'osservare provoca la distanza; non
importa che cosa stiamo guardando, una distanza comincia immediatamente a
prendere forma.
Se osservi da vicino il tuo dolore, scoprirai che esiste una separazione, perché
solo ciò che è separato da te può essere visto. Ovviamente, ciò che è
inseparabilmente unito con te, non può essere osservato. Chi è consapevole del
proprio dolore, chi è ricolmo di consapevolezza e di presenza attenta ha la
sensazione che il dolore sia da qualche altra parte, mentre egli si trova a una
certa distanza.
Non appena l'uomo realizzerà la differenza tra sé e il dolore, quando scoprirà
che la sofferenza sta accadendo da qualche altra parte lontano da lui,
l'inconsapevolezza provocata dal dolore non esisterà più" (da Aprirsi alla
vita, pp. 15-17).
Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente, da seduti, la consapevolezza indirizzata sulle parti che
poggiano: le palpebre (nel caso degli occhi chiusi), la punta della lingua sul
palato, le labbra, le mani che toccano le ginocchia, il sedere, le parti
inferiori delle gambe (compresi i piedi) che toccano a terra.
In ultimo: consapevolezza a 360 gradi.
Non abbiamo letto nessun brano zen a conclusione della lezione del lunedì.