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"Cerca il Sè con la meditazione in questo
modo. Segui ogni pensiero sino alla sua origine". Abbiamo quindi fatto un nuovo esercizio,
molto vicino a quello che qui sopra dice Ramana Maharshi. Seduti al solito modo,
mantenendo la postura che assumiamo durante l'anapanasati, ci poniamo in un
atteggiamento di "allerta" rispetto ai pensieri. Appena ne scorgiamo uno, ci
chiediamo: da dove viene? Attenzione, non è una domanda intellettualistica: deve
essere invece una domanda che si risolve in se stessa. Sbaglieremmo se,
ponendoci questo interrogativo, cadessimo con la mente in una serie di ipotesi:
forse proviene dal cervello, dal cuore, dal caso, ecc. Anche in questo caso noi
non allontaniamo i pensieri, non li blocchiamo: semplicemente li cogliamo il
prima possibile, quando sono appena sorti e poniamo loro la nostra domanda.
Questa domanda poi, da sola, innesta una sorta di meccanismo automatico che
conduce il pensiero stesso alla sua nebulizzazione. È importante cogliere il
pensiero presente nel suo momento iniziale: come dice Ramana Maharshi, quando il
nemico è già dentro il forte è troppo tardi; lo dobbiamo individuare appena si
alza. Per questo è necessario porre la mente in un intenso stato di allerta. È
un esercizio che conduce ad alte forme di concentrazione, di grande stabilità
corporea e di elevata pulizia mentale. Alla conclusione della lezione abbiamo letto e commentato un koan tratto dalla raccolta Tetteki Tōsui (clicca qui).
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