L'origine dei pensieri: tre brani di Ramana Maharshi
la meditazione come via
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L'origine dei pensieri: tre brani di Ramana Maharshi


Abbiamo iniziato con l'anapanasati.
Poi abbiamo fatto la camminata in meditazione.
Successivamente abbiamo letto tre piccoli brani di Ramana Maharshi, il noto maestro vedanta indiano della prima metà del '900:

"Cerca il Sè con la meditazione in questo modo. Segui ogni pensiero sino alla sua origine".
"«Ci si chiede: in chi sorge questo pensiero?». E se la risposta è «Nell'io», ci si libera dal pensiero chiedendosi: «Chi è questo io e qual'è la sua sorgente?»".
"Man mano che i pensieri sorgono dovrebbero essere distrutti immediatamente, nel momento stesso della loro origine, attraverso l'indagine [...]. Finché ci sono nemici all'interno del forte, continueranno a dare battaglia; se sono distrutti mentre si alzano, il forte cadrà nelle nostre mani".

Abbiamo quindi fatto un nuovo esercizio, molto vicino a quello che qui sopra dice Ramana Maharshi. Seduti al solito modo, mantenendo la postura che assumiamo durante l'anapanasati, ci poniamo in un atteggiamento di "allerta" rispetto ai pensieri. Appena ne scorgiamo uno, ci chiediamo: da dove viene? Attenzione, non è una domanda intellettualistica: deve essere invece una domanda che si risolve in se stessa. Sbaglieremmo se, ponendoci questo interrogativo, cadessimo con la mente in una serie di ipotesi: forse proviene dal cervello, dal cuore, dal caso, ecc. Anche in questo caso noi non allontaniamo i pensieri, non li blocchiamo: semplicemente li cogliamo il prima possibile, quando sono appena sorti e poniamo loro la nostra domanda. Questa domanda poi, da sola, innesta una sorta di meccanismo automatico che conduce il pensiero stesso alla sua nebulizzazione. È importante cogliere il pensiero presente nel suo momento iniziale: come dice Ramana Maharshi, quando il nemico è già dentro il forte è troppo tardi; lo dobbiamo individuare appena si alza. Per questo è necessario porre la mente in un intenso stato di allerta. È un esercizio che conduce ad alte forme di concentrazione, di grande stabilità corporea e di elevata pulizia mentale.
Poi l'esercizio della consapevolezza da sdraiati.
In ultimo l'esercizio delle parti che poggiano, da seduti: palpebre, labbra, mani, sedere, ginocchia, parti inferiori delle gambe che toccano, piedi.

Alla conclusione della lezione abbiamo letto e commentato un koan tratto dalla raccolta Tetteki Tōsui (clicca qui).