"Fonditi nella gioia" (Daniel Odier)
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"Fonditi nella gioia" (Daniel Odier)


Leggiamo qualche brano tratto da Tantra Yoga, sempre di Daniel Odier. Si tratta di una introduzione, commento e traduzione del Vijñānabhairava Tantra, un grande classico del tantrismo shivaita kashmiro:

"Ogni contatto è amoroso, quello dello sguardo che si dissolve nel cielo o nell'oscurità, quello della pelle che sente la carezza del vento, quello dell'udito che gusta una melodia o quello della respirazione che partecipa alle pulsazioni del mondo. Il tantrika, essendo totalmente presente alla realtà, nutre e apre il cuore se questi contatti hanno luogo nell'assenza di ego [...].
Come allora progredire verso questa apertura del cuore attraverso l'uso dei sensi? [...] È innanzitutto tramite lo sviluppo della consapevolezza che ripulisce incessantemente la totalità delle nostre sensazioni. Questa presenza al mondo, alla sua realtà, quest'attenzione, questa completa comunicazione si stabilisce prendendo coscienza del percorso di ogni sensazione che emerge dallo spazio e vi ritorna. Questo lasciar scorrere, questa accettazione della realtà si estende a poco a poco ai nostri pensieri, alle nostre emozioni, alla nostra respirazione. Il tantrika si sente allora sempre più presente alla realtà, mentre contemporaneamente si sviluppa in lui il senso divino di questa comunicazione che riassorbe l'angoscia, le limitazioni cognitive e la paura fondamentale. Tutto ciò che emerge si autolibera quindi in un moto continuo. [...]

Lì dove trovi soddisfazione, l'essenza della beatitudine suprema ti è rivelata, se tu rimani in questo luogo senza fluttuazione mentale.

Grazie a te, ho compreso che la fluttuazione mentale è legata alla dualità. Quando c'è separazione, non può esserci soddisfazione e il pensiero può soltanto oscillare da un'illusione di completamento all'altra. Il giorno in cui il mio pensiero ha trovato soddisfazione, è stato il giorno in cui l'amore lo ha unificato.

Fonditi nella gioia provata durante il godimento della musica o in quello che rapisce gli altri sensi. Se tu sei solo questa gioia, accedi al divino" (pp. 79-83).

Tornare allora al contatto con il mondo, con il reale. E tornarci attraverso una rieducazione del sentire, una pulizia della sensazione. Lavorare con le sensazioni vorrà dire farle scorrere nello specchio della nostra coscienza, realizzare il loro percorso, che sarà contemporaneamente loro purificazione. Stare nel sentire è cioè pulizia del sentire, oltre che piena partecipazione ad esso.
Ma stare nel sentire è anche lasciare essere la realtà: è accettazione, abbandono, immersione fiduciosa in ciò che è. Tutto ciò che è: le sensazioni, i pensieri, le emozioni, il respiro.
È un percorso di liberazione: "Tutto ciò che emerge si autolibera quindi in un moto continuo". Immergersi totalmente, pienamente nel godimento del sentire, elimina qualsiasi spazio vuoto pronto ad attivare il mentale. Essere solo nel godimento è la fine del dualismo. È realizzazione.