"Non accettare la realtà così com'è" (Daniel Odier)
Abbiamo continuato a leggere alcuni brani tratti da Desideri, passioni e
spiritualità di Daniel Odier:
"È sufficiente fare l'esperienza di tentare di essere
presenti alla sensorialità per tre minuti per renderci conto che una grande
quantità di ostacoli ci distoglie dal nostro obiettivo:
- La distrazione dovuta all'attività automatica del pensiero.
- Le proiezioni.
- I riferimenti al passato.
- L'inadeguatezza tra ciò che desideriamo e ciò che viviamo.
- La contraddizione che esiste tra la nostra vita e le nostre credenze.
- La sensazione del nostro senso di colpa originale e della nostra indegnità.
- Il desiderio di modificare il tenore della realtà.
- Il desiderio di essere presenti solo al piacere e di occultare tutte le
sofferenze, le tensioni, le angosce, i malesseri.
- Il desiderio di modificare la durata di alcuni elementi di realtà.
La nostra difficoltà ad essere presenti deriva principalmente dal nostro non
accettare la realtà così com'è perché non ne vediamo né la bellezza né la
profondità. Ci immaginiamo a torto che la vita, così come la riorchestriamo, sia
più degna di essere vissuta. [...] Purtroppo la realtà non è fatta per
conformarsi ai nostri desideri. [...] È la difficoltà principale al vivere una
vita più fluida, dove la realtà non sia più bloccata dal nostro mentale.
La nostra mente ha l'abitudine e la meravigliosa capacità di muoversi
rapidamente e di coincidere col flusso della vita, anch'esso estremamente
mobile. Ogni volta che interveniamo per far durare qualcosa che per natura è
transitorio, blocchiamo il flusso naturale della vita. Ogni volta che
interveniamo per cercare di interrompere una sensazione o un'emozione che non
corrisponde ai nostri desideri, paralizziamo, blocchiamo il flusso naturale
della vita. [...]
La libertà non può coincidere con l'ego e l'ego non può volatilizzarsi che nella
presenza totale alla realtà, scevra da qualsiasi paura, da qualsiasi strategia,
da qualsiasi pianificazione. Allora resta solo il desiderio fondamentale di
essere nello spazio, nella non-persona, nella non-relazione, perché si è nella
presenza totale e non duale. [...]
Cercando di essere presenti alla realtà il più sovente possibile arriveremo
talvolta a toccare questa realtà, altre volte la mancheremo. Poco a poco
gusteremo le cose nella profondità della presenza e nel silenzio mentale. A
furia di vivere in questo spazio di libertà qualche secondo qua e là, tutto il
nostro corpo/mente si dirigerà sempre più spontaneamente verso la presenza,
semplicemente perché scoprirà che nulla gli porta una soddisfazione ed un
piacere più profondi.
Man mano che gusteremo la realtà, scopriremo che la nostra presenza si estende
all'insieme dei nostri meccanismi mentali e fisiologici. Saremo sempre più
sensibili alla massa incredibile di parassiti della realtà nuda che noi stessi
generiamo. È a questo punto che il nostro atteggiamento si modifica
spontaneamente e con dolcezza. [...]
Per questo non adottiamo mai un nuovo comportamento, non seguiamo mai un nuovo
ideale, perché significherebbe rinchiudersi ancora una volta dentro dei
concetti. Osserviamo senza emettere giudizio ed è questa limpidezza che porterà
luce nel nostro comportamento e farà sì che, del tutto naturalmente, smetteremo
di bloccare il corso della vita. Per liberarci osserviamo che ci blocchiamo e
come ci blocchiamo.
Colui che desidera essere completamente vivo non deve fare altro che osservare
senza commento interiore i meccanismi automatici che gli impediscono di gustare
il fremito della vita. Questa unica osservazione è la chiave della nostra
libertà. Richiede un'attenzione nuda e silenziosa, distaccata da qualsiasi
obiettivo" (117-122; 131-133).