"A chi vuole vivere compiutamente" (Colette Nys-Mazure)
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"A chi vuole vivere compiutamente" (Colette Nys-Mazure)


Continuiamo a leggere brani tratti da Celebrazione del quotidiano di Colette Nys-Mazure:

"Vi scrivo da un mattino.
Nuovo come il primo mattino del mondo. Come allora, le querce, i faggi, i pioppi stormiscono nel vento leggero. Il cielo a oriente si accende e si colora d'ocra rosa. Una tacita gioia investe il giardino; il canto degli uccelli si alza di un tono. Le margherite più alte già captano i raggi che battono sul muro di mattoni ineguali, macchiati di salnitro, coperti d'edera. [...]
Capita che non mi prenda più il pensiero, il piacere di sostarvi. La quantità di impegni da assolvere riduce la bellezza a uno scenario lontano. Per colpa mia, non vi ho più accesso. [...] Sì, c'è tutto e io passo indifferente, preoccupata. [...]
Il corpo perde progressivamente la bella agilità animale, la sensualità si attenua, la mente si fissa e si irrigidisce su un numero limitato di frammenti, a scapito della copiosa varietà dell'universo. Dove alimentare la vigile attenzione che è indispensabile, ne sono certa, a chi vuole vivere compiutamente? [...] Correre il rischio del turbamento, espormi all'emozione devastante, avanzare intrepida. [...]
Vivo la mia vita, ristretta a limitata certamente, ma è la mia e mi piace, non voglio sprecarla. [...]
In quale stato di torpore si dipana il filo della nostra esistenza per renderci così indifferenti? Nell'arco di tempo che separa il sonno dalla prima azione si acuisce la reattività di ogni senso. Raggio di sole sulla pelle o sulla tappezzeria, rumori familiari che si collocano nella realtà e nella durata. Anche se, come un lampo, il pensiero di un evento sgradevole o temuto segnato sul calendario per quel giorno - un esame da sostenere, una cura medica dolorosa, un incontro inquietante, un passo umiliante, un lavoro difficile - arriva a creare uno smarrimento, a rovinare lo slancio, il miracolo è avvenuto; è bastato per far rinascere il piacere d'essere qui, ora. La sorgente del mattino. [...]
La notte ha fatto il vuoto e ritemprato le forze. Sorgere nuovi nel chiarore risorto. Profusione e sobrietà. [...] Non voglio più che la mia vita vada in tutte le direzioni, che l'agenda sia strapiena. Voglio attenermi a una linea modesta, a un'intuizione primordiale. [...]
Concentrarmi nuovamente, non su di me ma sull'intento profondo. [...]
Vi scrivo all'alba. [...] Per due ore sono certa che nessuno mi reclamerà, né alla porta né al telefono, né alzando la voce. Uno spazio mio. Lasciare libero corso, a cosa? Appunto si vedrà. [...]
Tempo di raccoglimento prima della dispersione, della condivisione. [...] Tutto ciò che si custodisce [...] viene meno, si snatura, si perde se non si fa attenzione. Cominciare presuppone umiltà e fiducia. Coraggio ingenuo, ardito. Non sarà perfetto, sarà quel che sarà, ma cercherò di fare del mio meglio. L'alba ha questa verginità delle cose possibili, la passione di ciò che può essere. [...]
Ridiventare se stessi, piuttosto che la signora Tal dei Tali, la madre di, professoressa di; libera dalle etichette, senza le complicazioni talvolta scelte, talvolta imposte dalla vita.
Parabola degli spostamenti che costellano la nostra esistenza: l'asilo, la scuola dell'obbligo e poi le superiori, la vita di coppia, il parto, ecc. Lasciare, rischiare, aver paura di perdere e creare qualcos'altro" (pp. 41-48, 56).