"Spontaneamente e senza sforzo" (Nisargadatta Maharaj)
la meditazione come via
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"Spontaneamente e senza sforzo" (Nisargadatta Maharaj)


Oggi iniziamo a leggere qualcosa da Io sono quello di Nisargadatta Maharaj:

"Maharaj: Secondo te, cosa c'è che non va nella tua mente?
V. È irrequieta, avida di piaceri e impaurita dai dispiaceri.
M. Che male c'è se cerca il piacevole e si sottrae allo spiacevole? Il fiume della vita scorre tra le sponde del dolore e del piacere. Il problema sorge solo quando la mente rifiuta di fluire con la vita e si arena sulle sponde. Per fluire con la vita intendo l'accettazione: accogliere ciò che viene e lasciar andare ciò che va. Non desiderare, non temere, osserva il presente, come e quando accade, perché tu non sei ciò che accade, ma colui al quale accade. [...]
C'è qualcosa di eccezionale, di unico, nell'avvenimento presente che non caratterizza quello passato o futuro. Qualcosa che lo rende vivo e reale, che lo mette in risalto come se fosse illuminato. Il presente porta quel 'marchio di realtà' che il passato e il futuro non hanno. [...]
Cosa rende così diverso il presente? Evidentemente la mia presenza. Io sono reale perché sono sempre adesso, nel presente, e ciò che ora è con me fa parte della mia realtà.
[...]
Voltati all'interno. L''io sono' lo conosci già. Rimanici tutto il tempo che puoi, finché ti rivolgerai spontaneamente verso di esso. Non c'è modo più semplice e più facile.
[...]
Quando la mente è calma riusciamo a riconoscerci come puri testimoni. Ci ritiriamo dall'esperienza e da chi la fa per rimanere in disparte, nella pura consapevolezza che è nel mezzo e al di là di entrambi. La personalità (che si basa sull'autoidentificazione, sull'immaginazione di essere qualcosa: "Io sono questo, io sono quello") continua, ma solo come parte del mondo oggettivo. L'identificazione con il testimone si interrompe di colpo. [...]
A che servono la verità, la bontà, l'armonia e la bellezza? Sono fine a se stesse. Si manifestano spontaneamente e senza sforzo, quando le cose sono lasciate a se stesse, senza interferenze, e non vengono evitate, volute o concettualizzate, ma semplicemente percepite in piena consapevolezza" (pp. 10-16).

C'è questa masturbazione mentale, che è dei più, tra quelli che si dedicano al mondo del cosiddetto spirituale. È la masturbazione mentale del distacco, della fuga dai piaceri. Questa masturbazione mentale ha un'origine ben precisa, che ha un nome altrettanto preciso: paura. E la paura reca in sé qualcosa di estremamente spiacevole: la non adesione al vitale.
La realizzazione non è l'idiota idea di una vita perennemente felice, ma l'aderenza tra il soggetto e l'oggetto, dove i confini dell'uno sfumano in quelli dell'altro, dove dimentichi il tuo nome.