"Che riusciate a imparare il silenzio da me!" (Nietzsche)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Che riusciate a imparare il silenzio da me!" (Nietzsche)


Il giovedì di questa settimana abbiamo continuato a leggere brani dalle opere di Nietzsche:

"Tutti parlano, tutto viene dilaniato dalle parole; e quanto oggi ancora sembra troppo duro per le zanne del tempo, domani, escoriato e scorticato, penderà da mille fauci.
Tutti parlano, tutto passa inascoltato; quand'anche uno annunci la propria saggezza con un concerto di campane, i bottegai ne copriranno il suono col tintinnio dei loro spiccioli.
Tutti parlano, nessuno che voglia ascoltare. Tutte le acque si precipitano scroscianti al mare, ma il ruscello sente solo il proprio scroscio.
Tutti parlano, nessuno che voglia capire. Tutto finisce in fumo, nulla che vada a finire in una sorgente profonda. [...]
Tutti parlano, nulla riesce bene, tutti a fare coccodè, ma nessuno che voglia deporre un uovo.
O fratelli miei! Perché non imparate da me il silenzio! E la solitudine!
Tutti parlano, nessuno che sappia dire. Tutti corrono, nessuno più che impari a camminare.
Tutti parlano, nessuno mi sente cantare: Oh, che riusciate a imparare il silenzio da me!" (da Frammenti postumi, autunno 1883, 18/34).

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata ad occhi chiusi.
Sempre la camminata, con gli occhi aperti.
Successivamente, da seduti, la consapevolezza delle sensazioni lungo tutto il corpo.
In ultimo: la consapevolezza del peso del corpo che si scarica a terra, da sdraiati.

A conclusione della lezione del lunedì abbiamo iniziato a leggere qualche brano tratto dal Sutra del Sesto Patriarca (clicca qui).