"Che cos'Ŕ nobile?" (Nietzsche)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Che cos'Ŕ nobile?" (Nietzsche)


Il giovedý di questa settimana abbiamo continuato a leggere brani dalle opere di Nietzsche:

"Che cos'Ŕ nobile? Che cosa significa ancor oggi la parola źnobile╗? Da che cosa si tradisce, in che cosa si riconosce, sotto questo greve velato cielo della incipiente signoria della plebe, per opera della quale tutto diventa opaco e plumbeo, l'uomo nobile? - Non sono le azioni che lo attestano - le azioni sono sempre ambigue, sempre insondabili -; non sono neppure le źopere╗. Si trova oggi, tra gli artisti e i dotti, un buon numero di persone che attraverso le loro opere rivelano come una profonda brama li incalzi verso quel che Ŕ nobile: ma proprio questo bisogno verso la nobiltÓ Ŕ radicalmente diverso dai bisogni della stessa anima nobile, ed Ŕ addirittura l'eloquente e pericoloso segno distintivo della sua mancanza. Non sono le opere, Ŕ la fede che su questo punto decide, che qui stabilisce la gerarchia, per adottare nuovamente un'antica formula religiosa in un senso nuovo e pi¨ profondo: una certa sicurezza di base che un'anima nobile ha riguardo a se stessa, qualcosa che non si pu˛ cercare nÚ trovare e forse neppure perdere. - L'anima nobile ha un profondo rispetto verso se stessa. -" (da Al di lÓ del bene e del male, n. 287)

Nobile quindi Ŕ chi ha quella fede in sÚ, quel profondo rispetto verso se stessi, quel ritornare ed essere in se stessi, quella devozione per se stessi, che supera le azioni, le opere, i pensieri, che non Ŕ un oggetto da cercare, da possedere o che possa essere perduto, ma che consiste in quella reverenza verso la propria nobiltÓ, che Ŕ al di lÓ di ogni contingenza, che Ŕ oltre ogni perdita e acquisto. La nobiltÓ intesa come uno stato che non sia da costruire, come un atteggiamento che non sia da creare, ma come una condizione da ritrovare, scoprire, sentire. Non Ŕ nobile chi fa il nobile, non Ŕ nobile chi vuole esserlo: Ŕ nobile chi nobilmente si sente.

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente la consapevolezza da fermi, in piedi.
In ultimo: zazen.

A conclusione della lezione del lunedý abbiamo continuato a leggere qualcosa dalle opere attribuite a Bodhidharma (clicca qui).