"Egli non vuol niente, non si preoccupa di niente" (Nietzsche)
Il giovedì di questa settimana abbiamo cominciato a leggere qualche brano tratto
dalle opere di Friedrich Nietzsche, che non è certo un maestro spirituale, bensì
un filosofo, come tutti ben sanno, ma il cui pensiero nondimeno ha tanti aspetti
che lo rendono interessante ai nostri occhi:
"Nel meriggio. L'anima di colui, al quale fu destinato
un mattino della vita attivo e pieno di tempeste, viene còlta nel meriggio della
vita da uno strano desiderio di pace, che può durare per lune o per anni.
Intorno a lui tutto si fa silenzioso, le voci suonano sempre più lontane; il
sole dardeggia a picco sulla sua testa. [...]
Tutte le cose della natura si sono addormentate assieme a lui, con
un'espressione di eternità nel volto [...].
Egli non vuol niente, non si preoccupa di niente, il suo cuore è fermo, solo il
suo occhio vive, - è una morte a occhi aperti. Molte cose vede allora l'uomo.
che non aveva mai viste, e fin dove giunge lo sguardo, tutto è avvolto in una
rete di luce e per così dire sepolto in essa. [...]
Infine si leva il vento fra gli alberi, mezzogiorno è passato, la vita lo
strappa di nuovo a sé, la vita dagli occhi ciechi, dietro a cui si precipita il
suo corteo: desiderio, inganno, oblio, godimento, distruzione, caducità" (da
Umano, troppo umano II, Parte Seconda, n. 308).
Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
La camminata.
Poi in piedi, fermi, la consapevolezza del peso che si scarica sulle piante dei
piedi stessi.
In ultimo, da seduti, l'esercizio della consapevolezza centrata su di sé,
riguardo al quale assai felicemente si adattano alcune delle parole di
Nietzsche, che abbiamo letto oggi. Si è in uno stato di stabilità immutabile
("Il suo cuore è fermo") e si guarda al fluire della realtà senza aggiungervi
nulla, senza valutarla, senza modificarla, mantenendosi sempre dentro di sé, in
un recinto chiuso e memore continuamente della propria presenza silenziosa e
vuota, ma di una trasparenza tale che è egualmente presente a ciò che accade. Un
occhio che guarda semplicemente, come uno specchio riflette altrettanto
semplicemente ciò che si dà ("Solo il suo occhio vive, - è una morte a occhi
aperti").
A conclusione della lezione del lunedì
abbiamo continuato a leggere qualcosa dalle opere attribuite a Bodhidharma (clicca
qui).