Goshū andò da Yui-e, un maestro zen. Gli
chiese:
"Ho praticato lo zen per tanti anni, ma non ho raggiunto nulla. Cosa è che
sbaglio? Dammi una parola di aiuto".
Allora Yui-e rispose: "Pensi che ci siano dei segreti che io ti possa svelare?
Non c'è nulla di nascosto da rivelare. La sola cosa importante è liberarsi della
nascita e della morte".
Sbigottito Goshū domandò: "Ma come è possibile liberarsi della nascita e della
morte?".
Yui-e dunque, con veemenza, disse: "Ogni tuo pensiero è di passaggio: nasce e
poi muore".
Goshū, sentite queste parole, ebbe un'illuminazione e si sentì libero come chi
viene alleggerito di un grande peso.
C'è sempre il problema del dualismo,
soggiacente ad ogni questione posta da un praticante (non realizzato) ad un
maestro (realizzato). Qui è subito chiaro questo elemento: il fatto stesso che
Goshū dica a Yui-e di non aver raggiunto nulla, lo pone in un atteggiamento
dualistico.
Yui-e invece è tutto tranne che dualista. Dice che non c'è nessun segreto: cioè
richiama Goshū alla presenza di se stesso, qui e ora. Tutto è già qui, è questo
il problema. Un problema perché questo essere "già tutto qui", è evidente nel
modo più assoluto, è così "presente", che Goshū non lo vede, anzi non lo vive. È
la solita metafora zen del pesce dentro l'acqua: come fa a realizzare che è
immerso nell'acqua?!
Dunque: nessun segreto. Solo una cosa: liberati di nascita e morte. Dice poco!
Sì, però se noi facciamo questa obiezione, non centriamo il bersaglio. Facciamo
come Goshū: cioè interpretiamo le parole di Yui-e (liberati di nascita e morte)
come se descrivessero una situazione improbabile, uno stato d'essere troppo
lontano. È questo il dualismo: ritenere che ci sia una condizione umana perfetta
da raggiungere, la quale è così lontana dalla nostra situazione, che ci viene da
dire: "Liberarsi della vita e della morte? Ma è impossibile!".
E invece - suggerisce Yui-e - è lo stato naturale della mente. È la cosa più
semplice di questo mondo. I pensieri vanno e vengono, hanno il loro spazio di
vita limitato. Lo sappiamo tutti, è così chiaro! Lo sappiamo, sì; ma abbiamo
realizzato questa verità? Nella pratica facciamo questo, nient'altro. Un
pensiero và e uno viene, e via di seguito. Tutto è così naturale, quieto,
sciolto, fluido. Non c'è nessun blocco, alcuna forzatura, nulla rimane
contratto: tutto è aperto e tutto è un lasciar correre, lasciare la presa.
È ovvio che in questa situazione si respira un'aria più tersa, ci si sente
veramente più leggeri. È come la pratica meditativa che facciamo da sdraiati:
quando lascio andare, sento il mio peso completamente scaricarsi a terra e il
mio corpo avvicinarsi ad uno stato di completo abbandono.