Alcuni versi dal Mo chao ming (Illuminazione
silenziosa)
Alcuni versi tratti da questa composizione poetica di Hung
Chih Cheng Chueh, monaco ch'an del XII secolo:
"Quando la sperimenti, ciò che ti circonda prende vita.
Particolarmente illuminante è questa vivida consapevolezza,
Piena di meraviglia è la pura illuminazione.
Il sorgere della luna, un fiume di stelle,
Pini ammantati di neve, nubi sospese sui picchi montani.
Nell'oscurità, rilucono di splendore.
Nell'ombra, brillano d'una luce meravigliosa. [...]
In questa illuminazione ogni sforzo è dimenticato. [...]
La risposta è priva di sforzo. [...]
Da un capo all'altro dell'universo, tutte le cose
Sono luminose ed espongono il Dharma [l'insegnamento].
Si rendono testimonianza l'un l'altra,
Rispondendo alle reciproche domande:
Mutualmente rispondendosi e testimoniando,
Comunicano in perfetta armonia".
Qui appunto si parla del momento dell'illuminazione.
Momento che - inutile dirlo - è da realizzarsi ogni istante, per non cadere nel
solito e facile dualismo, per cui siamo alla ricerca (accattonaggio) di qualcosa
di straordinario, chiamato nirvana. Come spesso ripetiamo, la pratica stessa è
di per sé, già qui e già ora, pratica illuminante. È questo che va realizzato.
Quando si dice: lo sguardo illuminato... C'è questa cosa incredibile,
ingiustificabile, veramente sbalorditiva: le cose sono. Cioè c'è il
nulla, ma da esso gli enti si innalzano, si presentificano. È questo che è
meraviglioso, ma non nel senso banale e patetico: la vita è una cosa
meravigliosa, ecc. No, in questo caso saremmo ancora abbastanza inconsapevoli,
saremmo solo - al limite - degli esteti. Meraviglioso nel senso che desta, nella
nostra profonda intimità, meraviglia. Una meraviglia che coesiste però con lo
stato di quiete: sarebbe agitazione, altrimenti. Le cose, gli enti, le persone,
... esistono, ci sono, eppur vuoti nella loro essenza e nuotanti nel vuoto:
eppure sono. Quando sullo schermo vuoto della mente si presentificano,
essi si ergono nella loro realtà più autentica, nella loro bellezza originaria,
nel loro silenzioso messaggio, in un manifesto splendore. Meraviglia e
illuminazione fanno parte dello stesso ambiente mentale.
Eppure tutto è calmo, è privo di sforzo. Non è allucinazione, ma lo stato
naturale della mente. Anche questo è molto importante: nulla di speciale.
Altrimenti cadremmo nel miracolistico, nel fantasmagorico. Non è LSD, ma
lucidità; nessun torpore, è l'occhio aperto e sveglio che guarda. E quando
guarda e basta, si annulla con il nulla delle cose.
Tutto allora richiama ciò che è l'originario; ogni cosa, ogni evento è il
supporto della mente illuminata e contemplante: "Tutte le cose sono luminose ed
espongono il Dharma". Come potrebbe essere altrimenti? Cosa potrebbe sottrarsi a
questa incomprensibile situazione (l'essere sul nulla e il nulla dell'ente)?
Tutto viene ricondotto (ma c'è sempre stato, è ovvio) alla sua pace e tutto è in
accordo con il tutto.