"Accettate di essere nell'illuminazione" (Dennis Genpo Merzel)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Accettate di essere nell'illuminazione" (Dennis Genpo Merzel)


Leggiamo un brano tratto da Se l'occhio non dorme di Dennis Genpo Merzel:

"Se pensate: devo diventare illuminato, significa che da qualche parte, giù in fondo, credete di essere illusi. Ma, poiché illuso è proprio colui che crede di esserlo, se pensate di dover ottenere l'illuminazione, allora sì, siete degli sciocchi illusi! [...]
Accettate di essere nell'illusione. [...] Non c'è da fare nessuna fatica. Non appena scegliete di essere illusi, immediatamente è scontata la vostra illuminazione. Nella nostra pratica, non nutriamo preferenze. Se c'è illusione, bene. Se c'è illuminazione, bene. Dopo tutto, illusione e illuminazione sono solo concetti. Non c'è illusione e non c'è illuminazione. Colui che lo comprende pienamente, con tutto il suo essere, è chiamato 'illuminato'. [...]
Siate semplicemente consapevoli del momento in cui incominciate ad alimentare una preferenza. «Non mi piace dover pagare i conti», «Non mi piace fare le pulizie», «Non mi piace la pioggia». [...]
All'inizio, tutte le persone che praticano lo Zen desiderano vivere davvero, essere davvero. Vogliamo arrivare da qualche parte, essere qualcuno. È uno stadio che dobbiamo attraversare. È un'espressione dell'ego, ma va benissimo. Alla fine si brucerà da solo, come una falena attirata dalla fiamma. Perciò, quando dico: «Non aspettatevi niente», non penso che davvero non vi aspettiate niente. Vi aspetterete qualcosa ancora per molto tempo. Ciò che voglio è soltanto comunicarvi l'intenzione giusta: non aspettarsi niente. La stessa cosa che vi caccia dentro vi tira fuori. La porta è la stessa. Basta voltarsi.
Ma il povero uccello non si volterà, continuerà a sbattere contro il vetro. [...] Ben presto, il vetro diventa spesso come una parete d'acciaio. Così ci sono buone possibilità che, alla fine, abbandoniate il tentativo e torniate indietro. Non c'è mai stata una parete, non c'è mai stata una parete, non c'è mai stata una barriera" (pp. 18-19, 22).