la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"La perfetta umiltà e la perfetta integrità coincidono" (Thomas Merton)


All'inizio della lezione avremmo dovuto continuare a leggere da Nuovi semi di contemplazione di Thomas Merton, con il seguente brano:

"Nei grandi santi trovate che la perfetta umiltà e la perfetta integrità coincidono. Finiscono con l'essere praticamente la stessa cosa. Il santo differisce da ogni altro uomo precisamente perché è umile.
Per quanto riguarda gli accidenti di questa vita, l'umiltà consiste nel contentarsi di ciò che soddisfa la maggioranza degli uomini. [...]
Per l'uomo sinceramente umile i mezzi ordinari, gli usi e i costumi degli uomini non sono questione di conflitto. I santi non si turbano per ciò che gli uomini mangiano, bevono, indossano, apprendono ai muri della propria casa. [...]
Occorre un'umiltà eroica per essere se stessi [...]. La più grande umiltà può essere appresa dal [...] continuare a essere te stesso senza irrigidimenti e senza affermare il tuo falso io contro il falso io degli altri. [...]
La nostra mente è simile alla gazza. Essa raccoglie tutto ciò che scintilla, non importa quanto diventi scomodo il nostro nido con tutta quella ferraglia. [...]
Ecco la rinunzia più difficile e più necessaria: quella del rancore. È quasi impossibile perché senza rancore e risentimento la vita moderna cesserebbe probabilmente del tutto di essere umana. Un certo risentimento ci permette di sopravvivere all'assurdità di abitare in una città moderna. È l'ultimo baluardo della libertà in mezzo alla confusione. Non si può sfuggire alla confusione, ma possiamo almeno rifiutarci di accettarla, possiamo dire «no»; possiamo vivere in uno stato di muta protesta. [...]
Ma se il rancore è un espediente che permette all'uomo di sopravvivere, non gli permette necessariamente di sopravvivere in modo sano. Non è vero esercizio di libertà. [...] È la protesta muta, animalesca di un organismo psicofisico maltrattato. [...]
Se volete rinunciare al rancore, dovete rinunciare a quell'io evanescente che si sente minacciato dalla confusione, senza la quale però non è capace di sussistere" (pp. 104-105, 109-113).

Ma in realtà abbiamo abbandonato Merton e abbiamo commentato alcune parole del maestro ch'an Mazi Daoyi (VIII secolo). Vedi qui.