"La perfezione di ogni cosa creata" (Thomas Merton)
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"La perfezione di ogni cosa creata" (Thomas Merton)


Continuiamo a leggere da Nuovi semi di contemplazione di Thomas Merton:

"La sola, vera gioia sulla terra consiste nell'evadere dalla prigione del nostro falso io e di unirci, mediante l'amore, alla Vita che dimora e canta nell'essenza di ogni creatura e nell'intimo della nostra stessa anima. [...] Così, mentre siamo nel mondo, tutto ciò che incontriamo, tutto ciò che vediamo, sentiamo e tocchiamo, lungi dal contaminarci ci purifica e semina in noi un po' più di contemplazione e di cielo.
Mancando questa perfezione, le cose create non ci danno gioia, ma dolore. [...]
L'angosci che troviamo in esse appartiene al disordine del nostro desiderio, che cerca nell'oggetto del nostro desiderio una realtà più grande di quella che esso realmente possegga, una pienezza maggiore di quanto qualsiasi cosa creata è capace di dare. [...] Noi cerchiamo sempre di adorare noi stessi nelle creature.
Ma adorare il nostro falso io è adorare il nulla. E adorare il nulla è l'inferno.
[...]
Un albero dà gloria a Dio per il fatto di essere albero. Perché nell'essere quello che Dio intende che esso sia, l'albero ubbidisce a Lui. Esso «consente», per così dire, all'amore creativo di Dio. [...] Quindi un albero imita Dio per il fatto di essere un albero.
Più è simile a se stesso, più l'albero è simile a Dio. Se cercasse di assomigliare a qualcosa che Dio non ha mai inteso che fosse, diventerebbe meno simile a Dio e quindi Gli renderebbe minor gloria.
[...] La perfezione di ogni cosa creata [...] è [...] nella sua identità individuale con se stessa. Questo particolare albero darà gloria a Dio estendendo le sue radici nella terra e levando i suoi rami nell'aria e nella luce come nessun altro albero prima o poi ha fatto o farà. [...]
Quindi ogni essere particolare, nella sua individualità, nella sua natura ed entità concreta, con tutte le sue caratteristiche e le sue qualità particolari e la sua inviolabile identità, dà gloria a Dio con l'essere precisamente ciò che Egli vuole che sia, qui e ora, nelle circostanze per esso disposte dal Suo amore e dalla Sua arte infinita. [...]
Per me la santità consiste nell'essere me stesso e per te la santità consiste nell'essere te stesso e, in ultima analisi, la tua santità non sarà mai la mia e la mia non sarà mai la tua [...].
Possiamo essere veri o falsi, la scelta dipende da noi.
[...]
Per diventare me stesso devo cessare di essere ciò che ho sempre pensato di voler essere, per trovare me stesso devo uscire da me stesso, per vivere devo morire.
Perché sono nato nell'egoismo e di conseguenza tutti i miei sforzi naturali per rendermi più reale e più me stesso mi rendono meno reale e meno me stesso, in quanto gravitano tutti attorno a una menzogna. [...]
Nell'umiltà è la più grande libertà. Fintanto che dovete difendere l'io immaginario che giudicate importante, perdete la pace del cuore. [...] Quando l'umiltà libera l'uomo dall'attaccamento alle proprie opere e alla propria reputazione, questi scopre che la vera gioia è possibile solo quando ci dimentichiamo completamente di noi stessi. [...]
Accontentatevi di non essere ancora santi [...]. Camminerete nelle tenebre dove non vi interesserete più di voi stessi e non vi paragonerete più con gli altri. Coloro che hanno camminato per questa via hanno infine trovato che la santità è dovunque e che Dio li circonda per ogni dove. Avendo rinunciato al desiderio di competere con gli altri uomini, essi si destano improvvisamente e trovano che la gloria di dio è dovunque [...]: essi sono finalmente giunti al punto di accettare la propria pochezza e di non interessarsi più a se stessi. [...]
Dobbiamo «svuotarci» [...] ridurre noi stessi a nulla, [...] vivere traendo forza da un vuoto apparente, che è sempre veramente un vuoto, ma che non manca di sorreggerci in ogni momento.
Questa è la santità.
E a ciò non posso giungere per mio proprio sforzo" (pp. 36-37, 41-43, 57, 65-70).