Leggiamo per l'ultima volta qualche brano tratto dai Colloqui con se stesso
di Marco Aurelio:
"Guarda bene, non ti devi «incesarire»; guàrdati dalla
sozzura. [...] Insomma conserva te stesso semplice, buono, intemerato,
dignitoso, sincero, amico del giusto [...], benigno, affettuoso, tenace nel
compiere il tuo dovere. [...] Breve è la vita; unico il frutto della vita
terrena: una santa costituzione interiore e opere rivolte al bene comune.
In tutto mòstrati discepolo di Antonino [(il suo predecessore)]: quella sua
fermezza efficace e sicura, quando si trattava di compiere qualche cosa secondo
ragione; quel suo umore eguale in ogni occasione; [...] quella serenità del
volto, quella dolcezza di modi, inoltre quel suo disprezzo per la gloria e
d'altra parte l'entusiasmo con cui s'accingeva a scrutare gli eventi [...].
Ancora: il modo con cui sopportava le critiche ingiustamente rivolte senza
rivalersi mai; come non faceva mai nulla affrettatamente [...]; com'era giudice
attento e scrupoloso delle azioni e dei caratteri, senza essere maldicente o
pavido, o sospettoso o sofistico; come s'accontentava di poco: per esempio,
casa, letto, vestito, cibo, servitori; come sopportava e amava il lavoro; quanta
era la sua longanimità; [...] quella saldezza, quel tono eguale nelle relazioni
con gli amici; e quella sopportazione di pareri sinceramente e apertamente
espressi ma contrari ai propri, e come la cosa gli facesse piacere, soprattutto
nell'eventualità che qualcuno esponesse parere migliore [...]. [...]
Devi adattar te stesso agli eventi ai quali il destino ti diede in sorte d'esser
compagno. E ama, ma davvero, gli uomini ai quali la sorte t'ha posto accanto.
[...]
Ogni strumento, qualunque ordigno o arnese va bene, se agisce in rapporto a
quello per cui è stato disposto. Trattandosi di cose formate da natura, la
potenza che le ha disposte è interna e immanente; tuo dovere, quindi, averne
rispetto maggiore e concludere che se per conto tuo ti manterrai fedele al
precetto che quella potenza ti offre e in questo senso condurrai la tua vita,
ogni cosa potrà riuscire secondo il tuo criterio.
E così appunto avviene per il Tutto: secondo il suo criterio accadono le cose
sue" (dal Libro VI).
Queste ultime righe sono molto vicine a un approccio
tipicamente taoista. Ogni cosa cioè ha un suo potenziale interno, una sua
direzione, una sua legge, appunto: una sua via, un tao interiore che la dirige,
che la agisce. L'uomo nobile si inserisce in questo fluire delle cose,
rispettandone la natura essenziale, non forzando, non costringendo. E in questa
fedeltà al senso della realtà, in questa aderenza, l'uomo nobile riesce.
"Comunque altri con parole o con azione si comporti, io debbo
essere buono. Allo stesso modo come se l'oro o lo smeraldo o la porpora sempre
ripetessero questa frase: «Comunque altri con parola o con azione si comporti,
io debbo esser smeraldo e avere il mio colore». [...]
L'espressione troppo adirata del volto è assolutamente contraria a natura [...]
Quando qualcuno commette nei tuoi riguardi qualche errore, devi subito pensare
qual era secondo lui, nel momento che commetteva l'errore, il criterio del bene
e del male. Se arriverai a veder questo punto, avrai compassione di quell'uomo;
non sentirai più meraviglia, non proverai più sensi d'ira" (dal Libro VII).