"Cerca semplicità maggiore" (Marco Aurelio)
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"Cerca semplicità maggiore" (Marco Aurelio)


Continuiamo a leggere alcuni brani tratti dai Colloqui con se stesso di Marco Aurelio:

"Togli il giudizio della tua mente e sarà tolto il «sono stato offeso» [...].
Tutto ciò che accade, giustamente accade; principio che, se lo terrai accuratamente meditato, troverai vero. [...]
Tu devi guardar le cose come sono, secondo verità. [...]
Tutto ciò che è bello, [...] è tutto per se stesso, e in se stesso ha il suo termine, e non annovera quale sua parte la lode. [...] Una cosa bella per la sua stessa essenza di che cosa ha bisogno? [...]
Tutto quello che a te, o mondo, conviene, tutto a me pure conviene. [...] Da te ogni cosa, in te ogni cosa, verso te ogni cosa. [...]
Per ogni singola azione bisogna ricordarsi d'una cosa: «E se questa non fosse necessaria?». [...] Non solo eliminare le azioni non necessarie, ma anche i pensieri. Avverrà così che non vi terranno dietro le conseguenti azioni. [...]
Non confonderti troppo; cerca semplicità maggiore. Qualcuno sbaglia? Sbaglia per conto suo. Ti è accaduta qualche cosa? Bene; fin dal principio dell'universale vicenda, era cosa per te già stabilita [...]. [...]
Tumore del mondo, chi si stacca e separa se stesso dalla ragione della comune natura. [...] Relitto di città, chi stacca l'anima propria dall'anima comune degli esseri razionali, anima ch'è una sola. [...]
Devi abituarti a pensare una cosa: la natura universale nulla ama tanto, come il mutare le cose per alterna vicenda e farne poi altre uguali ma nuove. [...] Ogni cosa è in certo qual modo seme d'un'altra cosa. [...]
Il tuo male [...] risiede [...] dove esiste in te quella facoltà che pronuncia un suo giudizio sul male. Allora sospenda questa il giudizio, e tutto andrà bene. [...]
La facoltà che pronuncia giudizi [...] se ne stia tranquilla. [...]
Il mondo è come un unico vivente, dotato d'un corpo unico e d'un'anima pure unica; questo devi ininterrottamente considerare. [...]
Nulla v'è di male se si subisce mutazione [...].
Quanto accade è così abituale e familiare come in primavera la rosa e nell'estate il raccolto. E, bada, di questo tipo sono il morbo, la morte, la maldicenza, l'insidia, e tutte quelle cose che portano gioia e dolore agli stolti" (dal Libro IV).
"Il mattino, quando ti devi alzare e non ne avresti voglia, ti soccorra pronta questa considerazione: «Mi desto a compiere l'opera assegnata all'uomo. [...] Per questo motivo sono nato e sono venuto al mondo». [...]
Com'è facile cacciar via e cancellar del tutto ogni immagine turbolenta, non conveniente, e subito trovarsi in bonaccia grande! [...]
Compi diritto il tuo cammino, seguendo la natura individuale e comune. Unico è il sentiero per l'una e per l'altra. [...]
Come destriero che ha fatto la corsa, cane che ha scovato la selvaggina, ape che ha fatto il miele. [...] Un uomo che ha fatto del bene non vuole ricavarne vantaggio [...].
«E allora, bisogna proprio essere nel novero di quelli che fanno il bene senza in certo modo averne coscienza?». «Sì». [...]
«L'universale natura ha ordinato a costui una malattia, una storpiatura, la perdita d'un arto o qualche cosa di simile».
[...] L'accidente singolo è stato indubbiamente imposto a ciascuno come atto a ottenere l'adempimento del destino. [...]
Il fatto è che l'armonia è unica [...]; così da tutte le cause è formato e fatto completo un destino [...].
Accettiamo quanto viene dalla natura [...].
Devi amare qualunque cosa avvenga, anche se l'apparenza sia un po' dura [...].
L'universa vicenda del tutto vien fatta monca qualora ci sia mutilazione [...]. E mutilazione tu produci, per quanto sta in te, quando fai il difficile; e non mutilazione anzi, ma in un certo senso distruzione" (dal Libro V).