"È quel che è perché è quel che è" (Charles Manson)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"È quel che è perché è quel che è" (Charles Manson)


Continuiamo a leggere brani tratti dalla deposizione di Charles Manson in tribunale, pubblicata in I vostri bambini - Your children:

"Potete vivere solo nel presente, per ciò che è reale adesso. [...]
Potete dire che ogni cosa è la stessa, ma è sempre diversa.
È la stessa ma è sempre diversa. [...]
Voi vivete nella vostra creazione. Io non ho mai creato il vostro mondo, l'avete creato voi.
Voi lo create quando pagate le tasse, voi lo create quando andate a lavorare [...].
Non vi interessa la verità. [...]
Ciò in cui credo io è solo il presente; io non credo in nessuna cosa che riguarda il passato. Vi parlo dal presente.
Perché non c'è nulla di cui preoccuparsi, nulla a cui pensare, nulla da cui essere turbati. La mia casa non è separata, la mia casa è tutt'uno con me, me stesso. [...]
Ragazzo, per essere un uomo devi tirarti sù ed essere il padre di te stesso. [...]
Ogni vostro schema e ogni vostro pensiero sta morendo. Ciò che pensavate fosse vero sta morendo. [...]
Non sono mai vissuto nel tempo. [...] Quando la mente non è nel tempo, tutto il pensiero è diverso.
Consideri il tempo come creato dall'uomo. Vedi che il tempo è ciò che pensi che sia. Se mi volete considerare colpevole allora lo potete fare ed è okay per me, non ce l'ho con nessuno di voi per questo. Se mi volete considerare non colpevole è okay per me.
Io so quel che so e nessuno può togliermi questo.
Potete saltare sù e urlare: «Colpevole!», e potete dire che non sono un buon ragazzo, che sono un demonio, un diavolo vile e viscido. È la vostra riflessione e avete ragione, perché è quello che sono. Sono tutto quello che volete che sia. [...]
Mi dimentico che giorno è, che mese è o che anno è. Non me ne preoccupo perché tutto ciò che è reale per me è qui, adesso. [...]
La mia pace è nel deserto o nella cella della prigione. Se non avessi visto la luce del sole nel deserto sarei stato molto meglio nella mia cella che nella vostra società, nella vostra realtà, nella vostra confusione, nel vostro mondo e nei vostri giochi di parole. [...]
Ogni cosa è semplice per me, è quel che è perché è quel che è. Non c'è altro.
Cosa? Questo è quanto. Perché?
Perché?
I perché vengono da vostra madre. Vostra madre vi insegna i perché, perché, perché. Voi continuate a chiedere a vostra madre perché e lei comincia a dirvi: «Perché, perché», e vi riempie il vostro piccolo cervello di perché. E voi non conoscete nulla di diverso da questo. Se aveste due madri, una che vi dice una cosa e l'altra che ve ne dice un'altra, allora la vostra mente potrebbe rimanere dov'era la mia. Se aveste una dozzina di genitori che vi girano intorno, allora non potreste né credere né non credere a ciò che vi è stato detto. [...]
Io stavo seduto in una cella quando il tipo apriva la porta e diceva: «Vuoi uscire?».
Io lo guardavo e dicevo: «E tu vuoi uscire? Tu sei in prigione, tutti voi siete in prigione" (pp. 31-53).