Anche questa settimana abbiamo letto un paio di brani di Vito Mancuso, questa
volta però tratti dal suo La vita autentica:
"Ciascuno si trasferisca su una spiaggia
del mare o, se preferisce, lungo un torrente di montagna, e raccolga la pietra
che gli piace di più. [...] Com'è la pietra che avete raccolto? Può essere
chiara o scura, opaca o brillante, bianca o nera, di un blu che sembra verde o
di un verde che sembra blu, gialla come il sole, rossa come il vino, o
presentare un contrasto tra due colori o sfumature diverse. Può essere regolare
o sorprendere per la sua irregolarità, stare nel palmo della mano o richiedere
entrambe le mani, oppure essere così piccola che bastano due dita. [...]
Ora poniamoci la domanda se la vostra pietra sia autentica oppure no. Lo è, non
ci sono dubbi, l'avete scelta, sapete bene dove l'avete trovata, come potrebbe
non esserlo? E anche se ora doveste prenderne un'altra in un solo secondo senza
neppure guardare, non ci sono dubbi che anche questa sarebbe autentica,
probabilmente meno bella ma autentica. C'è un solo modo per rendere inautentica
la vostra pietra, ed è che voi diciate quello che essa non è, per esempio che è
una pepita d'oro o un diamante. È solo il vostro linguaggio che può rendere
inautentica la vostra pietra.
L'esperimento lo possiamo rifare con una pianta, chiedendoci quale pianta
scegliereste come vostra, se un albero, una pianta aromatica, una pianta da
fiore o un arbusto, ma per quanto attiene alla domanda sulla sua autenticità
sappiamo già che cosa rispondere. Lo stesso vale per un animale: qualunque sia
il vostro animale, la risposta sull'autenticità è nota.
Una pietra, una pianta, un animale per forza di cose non possono non essere
autentici. Possono non esserlo solo per noi, e solo a causa del nostro
linguaggio, se diciamo di loro qualcosa che non corrisponde a ciò che realmente
sono. L'inautenticità è una creazione tipicamente umana, precisamente del
linguaggio umano. Ne viene, di conseguenza, che l'autenticità designa il
rapporto tra il nostro linguaggio e la realtà, o meglio tra la nostra mente
produttrice del linguaggio e la realtà. La realtà in sé è necessariamente
autentica, mentre la nostra rappresentazione di essa mediante il linguaggio, e
prima ancora mediante la percezione mentale, necessariamente autentica non è;
può essere anche inautentica, non di rado lo è.
La realtà fisica non mente mai. La pietra è pietra, la terra è terra, la vigna è
vigna. La realtà è amica, è sincera, non dice mai il falso, ci si può fidare di
lei. È solo la mente che può mentire. [...]
Se l'inautenticità è una produzione della mente, ne viene che condizione
essenziale per l'autenticità è il controllo della mente. Ma come si controlla la
mente? Riportandola al reale. Fermandola sul reale. Inchiodandola sul reale. È
in questa prospettiva che io interpreto l'invito di Gesù alla vigilanza, la
grégorsis evangelica, quando dice «vegliate» (Matteo 24, 42),
«tenetevi pronti» (Matteo 24, 44) [...]. [...] Si tratta [...] di aderire
al presente, di leggerlo per quello che è, senza mentire mai, né applicandovi
categorie improprie né occultandone i fatti che mettono in crisi la propria
visione del mondo, perché la prima cosa di cui diffidare, a proposito delle
tentazioni da cui metteva in guardia Gesù, è la falsità dei pensieri. Questa è
la vigilanza dell'uomo maturo [...].
L'autenticità quindi, in prima approssimazione, è l'interpretazione onesta della
realtà.
[...]
La vita autentica è all'insegna del viaggio, dell'uscita da sé verso la realtà,
fino a farsi compenetrare totalmente dalla realtà e diventare un autentico
frammento di realtà, che, come una pietra o come una pianta, esiste senza la
minima traccia di menzogna" (pp. 77-83, p. 170).