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"La risposta della vita è una risposta di non discriminazione" (Barry Magid)

 


"La risposta della vita è una risposta di non discriminazione" (Barry Magid)


Continuiamo a leggere alcuni brani dal testo di Barry Magid, Guida zen per non cercare la felicità:

"La saggezza della pratica ha due facce che, come quelle di Giano bifronte, guardano contemporaneamente in due direzioni opposte. Una faccia ci mostra che tutto, ovunque, è un'occasione per praticare e per esprimere la nostra natura. L'altra faccia ci mostra che la pratica non è che un altro nome per l'essere una sola cosa con la nostra mortalità e vulnerabilità. La prima versione della saggezza non ci esime dalla seconda. Dobbiamo arrivare ad accettare la nostra mortalità, vulnerabilità e dipendenza. Dobbiamo assicurarci che la pratica non ci faccia superare o trascendere la nostra natura [...]. Non dobbiamo odiare noi stessi per la nostra vulnerabilità. [...] Non dobbiamo odiare noi stessi se le ferite, il lutto o la brama si sono impadroniti di noi, immaginando, come fanno fin troppo spesso gli studenti zen, di dover essere in qualche modo 'al di là' di tutte queste reazioni. Alla fine possiamo smettere di usare la pratica al servizio di una fantasia di guarigione che ci fa immaginare di essere fatti di pietra, immuni alla sofferenza del mondo.
[...] In un'antica storia leggiamo di un monaco che domandò al maestro Joshu: «Da tanto tempo ho sentito parlare del ponte di pietra di Joshu, ma ora che sono venuto qui vedo solo un semplice ponte di legno». Joshu disse: «Tu vedi solo il ponte di legno, non vedi il ponte di pietra». Il monaco disse: «Cos'è il ponte di pietra?». Joshu disse: «Fa passare gli asini e fa passare i cavalli».
Chiunque può passare sul ponte, proprio come chiunque può attraversare la porta senza porta - è spalancata. Il paradosso è che noi non permettiamo a noi stessi di entrare. La porta è l'idea stessa che ci sia un dentro e un fuori, che ci sia un luogo a cui arrivare e qualcosa da ottenere. [...] Viviamo la nostra vita con il naso premuto contro una lastra di vetro immaginaria, desiderando di essere dall'altra parte.
Nella nostra vita è già compreso tutto. La risposta della vita è una risposta di non discriminazione. [...] E, dice Joshu, la cosa che non vedi è la non discriminazione stessa, non fare nessuna distinzione tra legno e pietra, tra cavalli e asini, tra cani e natura di buddha.
[...] Credi che molti si trovino a mal partito nella vita e nella pratica perché sono sicuri che la vera risposta debba stare o da una parte o dall'altra del ponte. Pensiamo che si debba scegliere tra l'essere egoisti e disinteressati, tra un amore personale e unico e un amore spirituale e universale. A un capo di quel ponte, nella nostra vita ordinaria, pensiamo che l'amore sia ciò di cui abbiamo bisogno, e organizziamo la nostra vita intorno alla mancanza di amore o alla sua ricerca. Se viviamo in questo modo siamo prigionieri di una ricerca futile, futile perché l'impermanenza alla fine vincerà sempre. Non potremo mai restare attaccati alla persona o al sentimento che bramiamo così disperatamente. All'altro capo, invece di un amore personale, unico, cerchiamo di perseguire una compassione universale per tutti gli esseri indiscriminatamente. In un momento di realizzazione, possiamo scoprire che ciò di cui abbiamo bisogno non sta in un solo posto, ma è ovunque. Invece di dover avere una sola cosa, possiamo avere tutto. Una scoperta tanto potente e trasformatrice trasmette un'euforia pari a quando si è innamorati. Ma non si può nemmeno vivere esclusivamente solo da quella parte dell'equazione, e se si cerca di vivere soltanto secondo la compassione, spesso tutto va maledettamente per traverso. Non è che le madri finiranno per trattare il loro figlio esattamente nello stesso modo in cui trattano tutti gli altri bambini. Non è che rinunceremo ad avere rapporti e amanti esclusivi; questa è una parte naturale della nostra vita. [...] Ciò che è umano vorrà venir fuori.
[...] Chi segue un sentiero spirituale sembra a volta desiderare che la compassione possa trasformarsi nell'equivalente della passione. [...] Ma la passione è al centro della nostra vita ed è molto discutibile che sia davvero possibile sostituire una passione egocentrica con una compassione diretta verso l'altro. [...] È difficile costruire un ponte largo abbastanza perché passione e compassione possano attraversarlo fianco a fianco" (pp. 89-93).