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"Come vi sentireste veramente se fosse così?" (Barry Magid)

 


"Come vi sentireste veramente se fosse così?" (Barry Magid)


Continuiamo a leggere alcuni brani dal testo di Barry Magid, Guida zen per non cercare la felicità:

"Una pratica che sia all'infinito in cerca dell'illuminazione dice implicitamente alla vita, momento dopo momento: «Non è questo». La mente prigioniera della ricerca, che spesso si nasconde sotto la maschera dell'aspirazione, manifesta continuamente il dualismo che tanto disperatamente proclama di voler superare. [...]
Dovremmo diffidare di ogni immagine che faccia apparire la realizzazione come un'esperienza creata dal nostro sforzo. La pratica dovrebbe semplificare, ammorbidire e aprire la mente, non gonfiarla di steroidi spirituali. Non stiamo praticando per indurre in noi un qualche stato di coscienza speciale e straordinario. Non è qualcosa che possiamo far accadere. Tuttavia, qualche volta il solo modo di dimostrarlo a noi stessi è sforzarci il più possibile di farlo accadere. Solo quando i migliori sforzi hanno fallito, quando è stata rifiutata una risposta dopo l'altra ai koan della nostra vita, potremo davvero lasciar andare.
Ci rendiamo conto per la prima volta di ciò che la vita è da sempre. Saggezza e compassione fluiscono dalla semplicità e dalla chiarezza; dal non aver nulla da dimostrare e nulla da difendere. Sono la manifestazione del vedere che siamo semplicemente come chiunque altro, né più saggi, né più resistenti, né in qualsiasi altro modo superiori a nessun altro. Questi sono gli attributi di qualcuno che non è più in fuga dalla vita ordinaria.
Star seduti in meditazione senza nessuno scopo è detto 'soltanto zazen'. Ma 'soltanto zazen' rischia di diventare un cliché zen. Accettiamo a parole l'idea che non ci sia nulla da guadagnare, senza in realtà esaminare cosa significherebbe davvero nella nostra vita.
Seguitemi, come esercizio, in un piccolo esperimento. Ripensate all'ultima volta che siete stati seduti in meditazione. Com'è andata quella seduta di pratica? Cosa credete sia andato bene o male? Cosa vi è piaciuto o non vi è piaciuto di come avete praticato durante quella particolare mezz'ora? E se ora vi dicessi che da questo momento in avanti, per il resto della vostra vita, per quanti anni di pratica ancora vi rimangono - dieci, venti, trenta o ancora di più - ogni seduta da questo momento in avanti sarà esattamente uguale a quella? La stessa miscela di chiarezza e confusione, comodità e scomodità, sensazioni di successo o di scoraggiamento. Niente di più e niente di meno. Cosa pensereste? Se non ci fosse nient'altro che potreste mai ottenere? Se non farete più nessun 'progresso'? Che motivazione avreste per continuare a praticare? Ci piace dire che pratichiamo senza nessuna idea di guadagno, ma che effetto vi fa? Come vi sentireste veramente se fosse così?
[...]
La fine della sofferenza che ci rendiamo conto di poter ottenere attraverso la pratica si rivela [...] come la fine della separazione dalla sofferenza. La sofferenza cessa di esistere quando non la sperimentiamo più come qualcosa che influisce direttamente sulla nostra vita, come un'intrusione non necessaria, evitabile, che alla fine impareremo a escludere dalla nostra vita una volta per tutte. Ciò di cui ci rendiamo invece conto, profondamente, è che la sofferenza è inseparabile dalla vita. [...] La sofferenza scompare dalla nostra vita, ma dentro la nostra vita. Quando viviamo la nostra vita come un tutto indivisibile, non c'è più nessun aspetto che venga isolato come 'sofferenza'" (pp. 68-71).