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"Non appena senti la sofferenza" (Pierre Lévy)

 


"Non appena senti la sofferenza" (Pierre Lévy)


Continuiamo a leggere da Il fuoco liberatore di Pierre Levy:

"Occuparsi di sé [...] significa solo che dobbiamo sviluppare le nostre capacità di sentire le nostre emozioni e quelle degli altri, di pensare nel modo giusto e di percepire la bellezza del mondo. [...]
Non lasciare che nessuno assuma potere nella tua anima, ovvero che nessuno ti faccia arrabbiare, che nessuno ecciti la tua invidia, il tuo orgoglio, ti seduca, ti illuda... Sei padrone della tua anima. [...]
Fai attenzione a come le persone che ti avvicinano fanno sorgere le tue emozioni: la collera con l'aggressione, la passione con la seduzione, l'orgoglio con la lusinga, il senso di colpa con l'accusa, la confusione con la menzogna, la paura con la minaccia, la speranza con la promessa ecc. Osserva bene come funziona la manipolazione. In ultima analisi, sei sempre complice di questa manipolazione perché nessuno al di fuori di te può far nascere i tuoi sentimenti. Potresti sempre, se non evitarli totalmente, almeno osservare il loro sorgere e il loro dissolversi senza attaccartici, senza che le tue parole e i tuoi atti obbediscano loro. Non appena smetti di vigilare sulla tua mente, non appena ti assenti dal tuo corpo e dalla tua presenza, non appena la luce della piena coscienza non risplende più al centro della tua anima-mondo, vieni manipolato, inizi a diventare un morto-vivente, una marionetta, e qualsiasi forza oscura può infiltrarsi nella tua vita. [...]
Quando provi un sentimento triste (avidità, speranza, aggressività, paura, invidia, ecc.) non pensare che sia tu ad avere questa emozione. Riconosci invece l'esistenza di un parassita emozionale. Se rimuovi, o se neghi, o se credi, o se fuggi, o se obbedisci a questo sentimento, il meccanismo dell'assuefazione si mette in moto. La trappola della dipendenza si chiude.
Se tenti di sbarazzarti della sofferenza, questa farà presa salda sulla tua anima. Attenzione! si gioca tutto in una frazione di secondo. Non appena senti la sofferenza (e anche la speranza è una forma sottile e particolarmente virulenta di sofferenza), accoglila, accettala, gustala, osservala in piena coscienza, poi lascia che se ne vada da sé. [...]
Il fine del cammino spirituale non è quello di eliminare l'incertezza, il disagio, il malessere, la sofferenza. Questo è ciò che vuole fare l'ego. La finalità del sentiero non è certamente quella di trovare la Verità, di avere finalmente ragione, di passare definitivamente dalla parte del «Bene». Si tratta qui delle finalità dell'ego. In tutte queste versioni erronee della Ricerca, paragoniamo ancora ciò che è a ciò che dovrebbe essere. Il cammino spirituale si trasforma così facilmente nel suo contrario! [...]
Non esiste un cammino" (pp. 189-196).


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