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"Esci dal labirinto dell'identità" (Pierre Lévy)

 


"Esci dal labirinto dell'identità" (Pierre Lévy)


Continuiamo a leggere da Il fuoco liberatore di Pierre Levy:

"Il percorso spirituale consiste nel nascere, nascere senza sosta, nell'incarnarsi completamente, nel coincidere con la vita fino a che il mondo diviene la palpitazione della propria esistenza. [...]
La «realizzazione» - o la perfezione spirituale - si compie nella materia. Si tratta molto di più di una discesa che di una salita. [...]
Molla completamente la presa sulle opinioni che gli altri hanno di te. Staccati totalmente dalle immagini e dalle rappresentazioni che ti fai di te stesso. Abbandona completamente ogni idea di merito o di colpevolezza, d'inferiorità o di superiorità. Non hai niente da «provare», né a te né agli altri. Smetti di domandarti chi tu sia. L'identità è un giogo: ti si può manipolare solo perché hai un'immagine di te stesso. L'identità è una prigione.
Esci dal labirinto dell'identità. [...]
Tutti gli esseri che incontriamo «sono» noi stessi. Ciascuno di loro porta una parte essenziale del nostro enigma, sono messaggi cifrati, misteri che dobbiamo chiarire per capirci e diventare quelli che siamo. Nostra madre, nostro padre, i nostri fratelli e le nostre sorelle, i nostri congiunti, i nostri figli, i nostri amici, i nostri colleghi, sono altrettanti arcani da svelare, tanti messaggi che la nostra anima invia a se stessa. Ciascuno di questi esseri è il nostro stesso essere. Ci costituiscono. Detengono il segreto della nostra identità. E questo può estendersi all'intero universo: il luogo dove viviamo, la nostra società, la nostra epoca. Ci hanno creato e li creiamo. Questa produzione reciproca e paradossale non va intesa nel modo in cui il vasaio modella il vaso, ma piuttosto nel modo in cui il sognatore produce il sogno che fa il sognatore. [...]
L'ego ricostruisce inesorabilmente l'ambiente che lo nutre.
L'ego è l'insieme delle condizioni che poni alla vita.
[...] L'ego vuole amplificare e confermare continuamente la propria esistenza per mezzo delle condizioni che non smette di esigere, sebbene non vi sia esistenza più potente di quella della presenza autentica, senza condizioni: esserci, esserci veramente, al di là dei concetti e delle immagini.
«Sarei felice se... Sarò felice quando... Sono felice nella misura in cui...». Formule dell'ego, ricetta infallibili di infelicità. [...]
Non c'è libertà senza rinuncia. Molla la presa su tutti i tuoi oggetti di avidità e di aggressione. Molla la presa su ogni idea di come le cose dovrebbero essere. Smetti di aggrapparti a un'immagine di te. Abbandona l'ego. Vivere pienamente ogni istante equivale ad accettare di morire in ogni istante.
Tutto ciò cui non hai rinunciato diventa un motivo di timore.
Tutto ciò cui tiene ti «tiene», t'imprigiona. Se vuoi liberarti, molla la presa" (pp. 103-114).

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