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"Il vero pensiero, il pensiero nobile, è percezione diretta" (Pierre Lévy)

 


"Il vero pensiero, il pensiero nobile, è percezione diretta" (Pierre Lévy)


Continuiamo a leggere da Il fuoco liberatore di Pierre Levy:

"La maggior parte dei nostri «pensieri» dipendono dall'automatismo mentale. Il vero pensiero, il pensiero nobile, è percezione diretta, contemplazione, presenza, creazione, azione su se stessi, impegno profondo, trasformazione dell'essere. Il pensiero nobile non è mai un giudizio. Sappiamo che abbiamo veramente pensato quando percepiamo diversamente, quando si apre uno spazio.
[...] Per orientarsi nell'esistenza occorre avere discernimento. Per ottenere discernimento, dobbiamo imparare a guardare le cose per quello che sono. Per vedere le cose per quello che sono occorre smettere di proiettare i nostri stati mentali sul mondo. Per smettere di proiettare occorre conoscersi. Per conoscersi occorre diventare amici di se stessi. Per diventare amici di se stessi sforziamoci di accogliere con dolcezza tutti i nostri pensieri. Per accettare tutti i nostri pensieri occorre smettere di suddividerli tra buoni e cattivi. Se vogliamo sinceramente smettere di suddividerli tra buoni e cattivi si consiglia di praticare la meditazione con costanza e disciplina. Per meditare occorre distinguere, senza giudicare, tra la piena coscienza dell'istante e la fuga nei pensieri. A questo livello, il problema di orientarsi nella vita viene meno. Dimoriamo da sempre nel cuore dell'esistenza.
[...] La paura ci intima l'ordine di fuggire un oggetto o una situazione. Ma è sempre la nostra sensazione, la nostra esperienza, che vogliamo fuggire. Affrontare, sentire, essere presenti a se stessi sono tutte vittorie sulla paura. Se avessimo accettato di sentire (noi stessi) non avremmo lasciato che le cose fossero andate tanto in là, ci sarebbe meno sofferenza nella nostra vita e, di conseguenza, nel mondo.
[...] La nobiltà nel comportamento - il «portamento» - viene dalla sincronia tra corpo e mente. Fisicamente presente, la persona nobile abita il suo corpo. Mette il peso della sua presenza in ogni suo gesto.
[...] La mente del vero guerriero accompagna sempre il suo corpo. È lì, all'erta, presente, calma, vigile.
[...] Si fallisce perché ci si assenta nei calcoli, nei piani, nei progetti invece di osservare e di affrontare ciò che è di fronte a noi.
La paura è una volontà di fuggire, un'insopprimibile desiderio di non esserci. [...]
Essere presenti è la disciplina più semplice e più difficile. Perché è così difficile? Perché, se sono presente, veramente presente, senza fuggire, divento vulnerabile.
[...] Smettendo di assentarmi nei miei pensieri, sento la mia presenza avvolgere la presenza di tutto ciò che costituisce il mio mondo. Con lo stesso movimento del tornare al presente, divento sensibile a me e al mondo, vale a dire nello stesso istante.
Che la tua anima sia presente alla danza cosmica, alle altre anime, a lei stessa. È un tutt'uno" (pp. 79-86).

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