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Da Lampada a se stessi di Pier Cesare Bori (Marco Aurelio, Simone Weil, Suzuki-Roshi)

 


Da Lampada a se stessi di Pier Cesare Bori (Marco Aurelio, Simone Weil, Suzuki-Roshi)


Continuiamo a leggere brani tratti dal testo di Pier Cesare Bori.
Cominciamo con alcune frasi tratte dai Ricordi di Marco Aurelio:

"Una sola cosa attendi e cerca col tuo volere: essere a te stesso bello in ogni cosa che fai. Ogni giudizio, ogni impulso, ogni appetito e ogni repulsione viene da dentro. E nessun dolore può tentare l'ascesa nell'intimo nostro. Se eventualmente ti riuscisse di sopprimere il concetto che la tua mente si viene facendo del dolore, hai posto te stesso ritto in sicurissimo luogo. Rimani sempre aderente alle percezioni iniziali e non aggiungere per conto tuo nessun ulteriore giudizio da dentro" (p. 54).

Qui siamo molto vicini all'ottica del buddhismo e della meditazione buddhista, ovvero: il riconoscere il fenomeno (per esempio il dolore) in sé, nella sua nudità, senza associare ad esso alcun giudizio mentale.

Continuiamo con un testo di Simone Weil, tratto da Attesa di Dio:

"Venti minuti di attenzione intensa e senza fatica valgono infinitamente di più di tre ore di applicazione con la fronte aggrondata, con il sentimento del dovere compiuto: «Ho lavorato sodo». Ma, contrariamente a quanto sembra, ciò è anche molto più difficile. C'è nella nostra anima qualcosa che rifugge dalla vera attenzione molto più violentemente di quanto al corpo ripugni la fatica. Ecco perché ogni volta che facciamo veramente attenzione distruggiamo una parte di male in noi" (pp. 96-97).

La retta attenzione come attenzione a ciò che è, nel suo semplice darsi, nel suo semplice presentificarsi è l'attività principe della pratica meditativa. Meglio: più che un'attività, è un esporsi, un ricevere, un aprirsi.

L'ultimo brano è tatto dal famoso testo Mente zen mente da principiante di Suzuki-Roshi:

"Qualsiasi cosa facciate, se scaturisce dal nulla, è naturale, e questa è la vera attività. In essa provate la vera gioia della pratica, la vera gioia della vita. Ognuno scaturisce dal nulla attimo per attimo. Attimo per attimo, proviamo la vera gioia della vita. Perciò noi diciamo shin ku myo u: «Dal vero vuoto, l'essere mirabile appare». Shin significa «vero»; ku «vuoto»; myo «mirabile»; u «essere»: dal vero vuoto, mirabile essere. Senza il nulla, non c'è naturalezza, non c'è vero essere. Il vero essere scaturisce dal nulla, attimo per attimo. Il nulla è sempre presente, e da esso appare ogni cosa" (p. 129).

Poche righe, ma veramente fondamentali.
Come rendere il nostro fare scaturente dal nulla? La sola e perenne risposta è sempre la stessa: retta attenzione e abbandono fiducioso.