L'interpretazione dell'ottuplice sentiero da parte di
Rudolf Steiner
All'inizio della lezione abbiamo letto la prima parte dell'interpretazione
di Rudolf Steiner dell'ottuplice sentiero buddhista.
"Prestare attenzione alle proprie rappresentazioni (pensieri). Pensare solo
pensieri significativi. A poco a poco, bisogna imparare a separare, nei propri
pensieri, l'essenziale dal non essenziale, l'eterno dal perituro, la verità
dalla semplice opinione.
Ascoltando i discorsi del prossimo, bisogna cercare di far tacere del tutto la
propria interiorità, rinunciando ad ogni moto di approvazione ma soprattutto a
ogni giudizio negativo (di critica o di rifiuto), anche nei sentimenti e nei
pensieri.
Questa è la cosiddetta 'giusta opinione' [la corrispettiva 'retta visione'
buddhista]".
"Decidersi a intraprendere persino le azioni più insignificanti solo dopo averle
seriamente fondate e ponderate. Bisogna tenere lontano dall'anima ogni agire
sconsiderato, ogni azione priva di significato. Bisogna avere per ogni azione
dei motivi ben fondati e tralasciare tutto ciò che non è sorretto da un movente
significativo.
Se si è certi della giustezza di una decisione presa, allora la si deve
mantenere con interiore fermezza.
Questo è il cosiddetto 'giusto giudizio' [il corrispettivo 'retto pensiero'
buddhista] che non deve dipendere né da simpatia né da antipatia".
"Il parlare. Dalle labbra di chi aspira a uno sviluppo superiore dovrebbe uscire
solo ciò che ha senso e significato. Ogni chiacchiera fatua e superficiale, ad
esempio per passatempo, è in questo senso nociva.
Bisogna evitare il solito modo di conversare in cui si parla di tutto
confusamente; e tuttavia, pur comportandosi in questo modo, non ci si deve
estraniare dal rapporto con il prossimo. Proprio nella comunicazione, il parlare
dovrebbe a poco a poco tendere verso ciò che è significativo. Si dia perciò
ascolto e si risponda a ognuno, purché le parole siano in ogni caso compenetrate
di pensiero e frutto di riflessione. Mai parlare senza motivo. Si stia
volentieri in silenzio. Si cerchi di misurare le parole, evitando il troppo come
il troppo poco. Si ascolti con attenzione e si rielabori quanto ascoltato.
Questo esercizio si chiama anche la 'giusta parola' [la corrispettiva 'retta
parola' buddhista]".
"Le azioni esteriori. Non devono essere di disturbo per il nostro prossimo.
Quando la nostra interiorità ci induce a agire, bisogna valutare accuratamente
come farlo in modo conforme al bene di ogni cosa e proprizio alla duratura
felicità del prossimo, all'eterno.
Quando si agisce di propria iniziativa, vanno profondamente valutate in partenza
le conseguenze delle proprie azioni.
Questo esercizio si chiama la 'giusta azione' [la corrispettiva 'retta azione'
buddhista]".
Dei restanti quattro principi ne
parleremo la prossima volta.
Abbiamo iniziato la pratica con il classico anapanasati, poi con la meditazione
camminata.
Dopo abbiamo fatto un nuovo esercizio per la consapevolezza alle e per la
liberazione dalle tensioni muscolari corporee inutili. Seduti nel classico modo
cerchiamo di passare la consapevolezza in quei punti del corpo che sentiamo
essere in tensione non necessaria alla posizione nella quale siamo: spostando la
consapevolezza in queste zone, facciamo sì che le contrazioni si distendano.
Questo esercizio, se uno volesse fare 'i compiti a casa', è ottimo in qualisiasi
situazione: sempre e comunque, in piedi, seduti, o sdraiati, in quiete o in
attività, il nostro corpo si è purtroppo caricato di costrizioni, di chiusure
gratuite. Attraverso questo esercizio di consapevolezza riprogrammiamo
completamente i nostri gesti, le nostre posture, l'intero coordinamento
muscolare.
In conclusione abbiamo fatto un mezzo giro di meditazione camminata,
suddividendo il movimento in 5 parti.
Abbiamo alla fine letto un brano di un
famoso romanzo sullo zen (clicca
qui).