"Tanto più la nostra vita è vicina alla terra..." (Milan Kundera)
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"Tanto più la nostra vita è vicina alla terra..." (Milan Kundera)

 

Stare a terra è tanto importante. Spesso, finita l'età dei giochi, molti smettono di conoscere questa esperienza se non limitatamente e raramente. E invece dovrebbe essere qualcosa a cui tornare spesso, abitarci e esperire: stare seduti, sdraiati, muoversi, strusciare, rotolare, …

Ci sono tante discipline, tante pratiche, tanti sport, per non parlare dei giochi dei bambini, nei quali lo stare a terra, è centrale e nei quali questo stare viene indagato a fondo. Eppure il più delle volte non viene riconosciuto come qualcosa di decisivo, vissuto piuttosto come qualcosa di semplicemente strumentale.

Invece: continuare a frequentare, ad essere familiari con la terra, esplorarci nel nostro corpo in amore-contatto con essa ci narra della nostra originaria verità, della nostra animalità, della nostra energia arcana che dalla terra prende linfa. Così come Anteo, il gigante della mitologia greca che aveva questa particolarità: era invincibile perché a contatto con la Madre Terra che lo ricaricava continuamente di forza. E infatti Eracle riuscì a ucciderlo solo sollevandolo dal suolo e stringendolo per la gola con le sue mani. E invece noi di cosa stiamo morendo nel nostro esilio dalla terra?

Che l'esortazione ad “essere fedeli alla terra” dello Zarathustra di Niezsche sia forse più fisica di quanto si immaginasse? Che sia lei nella sua più cruda fisicità il serbatoio della nostra più potente verità? “Tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica" (“L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera).

Abbiamo forse troppo alzato le braccia al cielo per cercare quella salvezza che avevamo sotto i piedi e che siamo capaci solo di calpestare. Cesare Viviani in alcuni sui versi chiede:

E invece di cercare la salvezza in alto,
non avremmo dovuto
mirare in basso […]?”.

Qualsiasi praticante sa bene che effetto di quiete e di silenzio emerga nel suo stare semplicemente seduto a terra senza cercare di mettere in atto chissà quale tecnica. Che immensa potenza terapeutica la terra! In “Zorba il greco” a un certo punto incontriamo questo breve passaggio, dove Buddha e Nietzsche, silenzio e terra, vuoto e carne sono uno: “Non pensava a null'altro, era divenuto una cosa sola con la terra”.