"Il modo in cui guardiamo un sentimento" (Jiddu Krishnamurti)
la meditazione come via
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"Il modo in cui guardiamo un sentimento" (Jiddu Krishnamurti)


Abbiamo continuato a leggere alcuni brani tratti da Il libro della vita. Meditazioni quotidiane di Jiddu Krishnamurti:

"Il sentimento, quando lo osservate, si dissolve. Se però rimane un osservatore, uno spettatore, un censore, un pensatore separato da quel sentimento, allora persiste la contraddizione. Per questo è tanto importante capire il modo in cui guardiamo un sentimento. Prendete, per esempio, un sentimento molto comune: la gelosia. Sappiamo tutti che cosa vuol dire essere gelosi. Ora, in che modo guardate la vostra gelosia? La guardate come un osservatore che se ne sente separato. Cercate di cambiarla, di modificarla, cercate di spiegare come mai siete gelosi, volete giustificarvi e così via. Così esiste un essere, un censore, separato dalla gelosia, che la sta osservando. La gelosia potrà anche sparire in quel momento, ma certamente ritornerà. E ritornerà perché non vi siete resi conto che la gelosia fa parte di voi. ...Sto dicendo che nel momento in cui denominate, definite quel sentimento, lo fate diventare un elemento del solito, vecchio schema; è di questo vecchio schema che fa parte l'osservatore, quell'entità separata costituita da parole, idee, opinioni su quello che è giusto o sbagliato... Ma se non date alcun nome a quel sentimento - e questo richiede una tremenda consapevolezza, un'immensa capacità di comprensione - scoprirete che non interviene nemmeno l'osservatore, il pensatore; non c'è un centro dal quale giudicate e così vi accorgete che voi non siete diversi da quel sentimento. «Voi» non ci siete, non c'è nessuno che percepisce quel sentimento" (p. 149).

Quanta vicinanza con la pratica meditativa. Con quella dimensione cioè dove chi osserva e ciò che viene osservato non sono più in alcuna distanza, dove allora non c'è più osservatore e osservato, ma solo l'esperire, quel sentire misterioso che perde il suo nome. È la piena incarnazione nella mia totalità, che è la totalità intera dell'essere, dove la distinzione tra mio e fuori da me non ha più luogo. Non solo ciò che sto esperendo non ha più alcun nome: anche la soggettività si inabissa. È la liberazione dell'essere immerso nel reale.