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"La luce che è in ogni percezione" (Jean Klein)


 

"La luce che è in ogni percezione" (Jean Klein)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto da La naturalezza dell'essere di Jean Klein:

"Il mondo non è altro che vedere, ascoltare, gustare, toccare e odorare. Ma dopo la percezione diretta voi sovrapponete alla sensazione un concetto, questo per qualificare il mondo, e la sensazione cessa, perché il concepitore e il concepito non possono vivere insieme. Quando la concettualizzazione cessa, resta la quiete, il silenzio, la consapevolezza, la percezione pura. [...]
Non vi è nulla da raggiungere, nulla da realizzare. Nel momento in cui lei ammira qualcosa, allora entra in una relazione soggetto-oggetto, giacché può esserci un ammiratore soltanto se c'è un oggetto da ammirare. Quando comprende intimamente che un soggetto che ammira esiste soltanto perchè c'è un oggetto da ammirare, allora smette di proiettare qualcosa di ammirato. Produrre un oggetto è soltanto un modo di localizzare e di rassicurare il nostro ego fissandone l'energia. Perciò, quando smette di produrre, e tutta l'energia che si era fissata ritorna all'origine, lei si rivela a se stesso come l'ammirato, come silenzio.
[...]
Nel momento in cui sorge un pensiero o una forma, vi allontanate dal vostro vero essere verso la periferia. Voi siete consapevolezza originaria. [...] Tra due pensieri e tra due percezioni voi siete. [...]
Come posso indietreggiare rispetto alle mie emozioni, ai miei desideri, alle mie agitazioni, così da raggiungermi nella pura consapevolezza?

Lei non può raggiungere la consapevolezza perché lei è la consapevolezza. Ciò che essa è, e ciò che lei è, è la luce che è in ogni percezione. Ogni oggetto, ogni percezione dipendono da questa luce, che è la sua vera natura. Essi non potrebbero esistere senza percepire la luce. Io chiamo ultimo soggetto la luce che è in ogni percezione. [...] La percezione si dà soltanto perché lei - luce, consapevolezza, soggetto ultimo, comunque si voglia denominare - lei è. [...]
Perciò sia totalmente cosciente della percezione. [...] Quando un soggetto volitivo non interferisce per cristallizzarla, la percezione prende forma e si dissolve successivamente nel silenzio, perché il silenzio è continuo mentre la percezione è discontinua. Perciò accentui colui che percepisce, il soggetto, non il percepito, l'oggetto. All'inizio potrà sperimentare una consapevolezza silenziosa soltanto dopo la dissoluzione della percezione; più tardi lei sarà il silenzio, sia alla presenza degli oggetti che nella loro assenza.
[...]
Il primo passo, se possiamo parlare di passi, è vedere quanto di rado si trovi in stato di ascolto, a causa delle sue continue reazioni e anticipazioni. In un'osservazione innocente, ciò che è visto ritorna indietro verso colui che osserva.
[...]
In realtà l'attore [dell'azione] non esiste affatto. L'attore è una sovrapposizione, una forma di memoria che appare soltanto dopo l'azione. Nell'azione in sé c'è soltanto unità. [...]
Facciamo l'esempio che lei sia un violinista. Suonando il violino non è possibile pensare «Io sto suonando il violino». Nel momento del suonare si è completamente coinvolti nel movimento, perciò non vi è spazio per l'idea del suonatore" (pp. 34-40).

Nella lezione del mercoledì abbiamo continuato a leggere I tre pilastri dello zen di Philip Kapleau (clicca qui).