"Sii oggi, e sii la gioia" (Soren Kierkegaard)
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"Sii oggi, e sii la gioia" (Soren Kierkegaard)


Leggiamo sempre brani tratti da Il giglio nel campo e l'uccello nel cielo di Soren Kierkegaard:

"Chi insegna la gioia non deve far altro che essere egli stesso gioioso, ovvero essere la gioia. [...]
Se qualcuno gioisse per nulla e tuttavia provasse in verità una gioia indicibile, si avrebbe la miglior prova possibile che egli stesso è la gioia e la gioia stessa, come lo sono il giglio e l'uccello, i gioiosi maestri di gioia, che sono la gioia stessa proprio perché sono incondizionatamente gioiosi. Colui infatti la cui gioia dipende da determinate condizioni non è la gioia stessa, la sua gioia è nelle condizioni, è condizionata da esse. [...]
Il giglio e l'uccello sono essi stessi quel che insegnano [...]. Quel che insegnano è l'originarietà acquisita [...] che consiste nel fatto che il giglio e l'uccello possiedono quel che insegnano [...]. E l'originarietà acquisita nel giglio e nell'uccello è di nuovo la semplicità. Perché [...] il semplice è che il maestro sia egli stesso ciò che insegna. [...] Il loro insegnamento di gioia, che di nuovo la loro vita esprime, è con grande brevità il seguente: c'è un oggi che è, sì, un'enfasi infinita cade su questo è. C'è un oggi, e non c'è nessuna, proprio nessuna preoccupazione per il domani [...].
Che cos'è la gioia, che cos'è essere gioiosi? È essere davvero presenti a se stessi. Ma l'essere davvero presenti a se stessi è questo «oggi», è essere oggi, essere davvero oggi. Quanto più è vero che sei oggi, quanto più sei completamente presente a te stesso nell'essere oggi [...]. La gioia è il tempo presente [...]. Per questo il giglio e l'uccello sono la gioia, perché con il silenzio e l'incondizionata obbedienza sono fino in fondo presenti a loro stesso nell'essere oggi.
«Ma, tu dici, il giglio e l'uccello, per loro è facile». Risposta: non aggiungere alcun «ma». Impara invece dagli giglio e dall'uccello al punto da diventare completamente presente a te stesso nell'essere oggi, e così sarai anche tu la gioia. [...] Impara, o quanto meno comincia a imparare [...] che puoi vedere, pensa, puoi vedere; che puoi sentire i suoni, gli odori, i sapori; che puoi avere sentimenti. [...] Impara dunque dal giglio e impara dall'uccello che sono i maestri: esisti, sii oggi, e sii la gioia. [...]
È proprio la «forza» a non dover essere usata. Quel che deve essere usato, e incondizionatamente, è l'«arrendevolezza» [...].
E ci sarà per te un «oggi» che non avrà mai fine, un oggi in cui puoi diventare eternamente presente a te stesso. [...] Il giglio e l'uccello vivono solo un giorno, un giorno molto corto per giunta, eppure sono la gioia, perché, come detto, sono davvero OGGI, sono presenti a se stessi in quest'«oggi». E tu, cui è concesso il giorno più lungo: vivere oggi, e oggi stesso essere in Paradiso, non dovresti essere incondizionatamente gioioso?" (pp. 61-69).