"Il gran parlare di sofferenza" (Soren Kierkegaard)
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"Il gran parlare di sofferenza" (Soren Kierkegaard)


Abbiamo continuato a leggere brani tratti da Il giglio nel campo e l'uccello nel cielo di Soren Kierkegaard. Qui Kierkegaard parla dell'esperienza della sofferenza come viene vissuta dall'uccello:

"L'uccello tace e soffre. [...] L'uccello non è libero dalla sofferenza; ma il silenzioso uccello si libera da ciò che rende la sofferenza più pesante: la partecipazione fraintendente degli altri, da ciò che prolunga la sofferenza: il gran parlare di sofferenza; da ciò che trasforma la sofferenza in qualcosa di peggiore della stessa sofferenza: nel peccato dell'impazienza e della tristezza. Non credere invece che l'uccello sia solo un po' falso, che soffrendo taccia, mentre, quantunque silenzioso con gli altri, nel suo intimo non taccia, ma si lamenti del suo destino [...]. Se tu sapessi tacere, se avessi il silenzio dell'uccello, certo la sofferenza diminuirebbe. [...]
E, come l'uccello, così il giglio, tace. Per il giglio soffrire è soffrire, né più né meno. Tuttavia proprio perché soffrire è soffrire, né più né meno, allora la sofferenza diventa, per quanto possibile, unica e semplice e, per quanto possibile, piccola. Minore la sofferenza non può diventare perché pur tuttavia è, ed è quel che è" (pp. 40-41).

Questo brano è incredibilmente vicino a un discorso del Buddha, il Sallena Sutta, in cui si dice:

Sia l'uomo ignorante che l'uomo saggio che percorre il sentiero percepiscono sensazioni piacevoli, spiacevoli e neutre. Ma qual'è la differenza tra i due, ciò che li caratterizza?
Facciamo l'esempio di una persona che, trafitta da una freccia, ne riceva una seconda, sentendo quindi il dolore di entrambe le ferite. Ecco, la stessa cosa accade quando un ignorante, che non conosce l'insegnamento, viene a contatto con una sensazione spiacevole e - come reazione - si preoccupa, si agita, piange, grida, si batte sul petto, perde il senso della realtà. Quindi egli fa esperienza di due dolori: quello fisico e quello mentale. Gravato dalla sensazione spiacevole, reagisce con avversione e, con questo atteggiamento, inizia a creare in sè un condizionamento di avversione.
[...]
Invece l'uomo saggio, che percorre la via della verità, quando prova una sensazione spiacevole, [...] non perde il senso della realtà.
È come chi venga trafitto da una sola freccia e non da due, percependo solo un tipo di sensazione spiacevole, quella fisica e non quella mentale. Colpito così da questa sensazione, non reagisce con avversione, e così non si forma in lui un condizionamento all'avversione"
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