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Da Le storie del Signor Keuner (Bertolt Brecht)



Da Le storie del Signor Keuner (Bertolt Brecht)


 

«Quando il pensatore capitò in una gran tempesta, era seduto in una grande automobile e occupava molto posto. La prima cosa che fece fu di scendere dall’automobile. La seconda fu di togliersi il vestito. La terza fu di sdraiarsi al suolo. Così superò la tempesta nella sua grandezza minima». Leggendo questo, il signor K. Disse: È utile far proprie le opinioni degli altri su se stessi. Altrimenti non si capiscono.

Chi conosce chi?

Il signor Keuner interrogò due donne sui loro mariti. Una diede le seguenti informazioni:
- Ho vissuto vent’anni con lui. Dormivamo nella stessa camera e nello stesso letto. Mangiavamo insieme. Mi raccontava tutti i suoi affari. Ho conosciuto i suoi genitori e frequentavo tutti i suoi amici. Sapevo tutte le malattie che lui sapeva di avere e qualcuno di più. Di tutti quelli che lo conoscono sono la persona che lo conosce meglio.
- Dunque lo conosci? – disse il signor Keuner.
- Lo conosco.
Il signor Keuner interrogò anche l’altra donna su suo marito. Questa diede le seguenti informazioni:
- Spesso non veniva per parecchio tempo e non sapevo mai se sarebbe tornato. Ora è un anno che non viene. Non so se tornerà. Non so se viene dalle case per bene o dagli angiporti. Quella in cui abito è una casa per bene. Chissà se verrebbe da me anche in una casa brutta? Non racconta nulla, parla con me solo delle mie faccende. Queste le conosce a menadito. So quel che dice, ma lo so poi davvero? Quando viene, qualche volta ha fame ma qualche volta è sazio. Ma non sempre mangia, quando ha fame, e quando è sazio non rifiuta un pasto. Una volta arrivò con una ferita. Gliela fasciai. Una volta fu portato dentro di peso. Una volta cacciò via tutte le persone che avevo in casa. Quando lo chiamo «uomo tenebroso» ride e dice: Quel che è andato via è tenebroso, ma quel che è qui è chiaro. Ma qualche volta fa una brutta faccia quando sente questo appellativo... Io non so se lo amo. Io...
- Non dire altro, - disse svelto il signor Keuner. – Vedo che lo conosci. Nessun essere umano conosce un altro meglio di quanto tu conosca lui.


La saggezza è una conseguenza del contegno.
Dato che non è il fine del contegno, la saggezza non può indurre nessuno a imitare il contegno.

*

 

Il signor Keuner percorreva una valle, quando improvvisamente notò che i suoi piedi affondavano nell’acqua. Allora capì che la sua valle era in realtà un braccio di mare e che si avvicinava l’ora dell’alta marea. Si fermò subito per guardarsi attorno in cerca di una barca e finché ebbe speranza di trovarla rimase fermo. Ma quando si persuase che non c’erano barche in vista, abbandonò questa speranza e sperò che l’acqua non salisse più. Solo quando l’acqua gli fu arrivata al mento abbandonò anche questa speranza e si mise a nuotare. Aveva capito che egli stesso era una barca.

 

Il signor Keuner aveva scarsa conoscenza degli uomini. Diceva: La conoscenza degli uomini è necessaria solo là dove è in gioco lo sfruttamento. Pensare significa cambiare. Se penso a un uomo, lo cambio, e quasi mi sembra che non sia affatto così come è, ma che fosse così solo quando io cominciai a farmi dei pensieri su di lui.

 

Tutto può migliorare, diceva il signor Keuner, salvo l’uomo.

 

Organizzazione

Il signor Keuner una volta disse: - Il pensatore non adopera un lume di troppo, un pane di troppo, un pensiero di troppo.

 

Per incoraggiare un infelice ad affrontare la morte, il signor Keuner lo pregò di deporre i suoi beni: quando li ebbe deposti, rimase solo la vita. Continua a deporre, disse il pensatore.

 

Ci sono molti pensieri, io ne penso pochi. Essenziale non è ciò che penso, bensì che penso poco.

 

Molti desiderano asserire molto su una questione. Voi invece desiderate asserire poco.

 

Saggio nel saggio è il comportamento

Dal signor Keuner, il pensatore, andò un professore di filosofia a raccontargli della sua saggezza. Dopo un po’ il signor Keuner gli disse: - Tu siedi scomodamente, parli scomodamente, pensi scomodamente -. Il professore di filosofia andò in collera e disse: - Non è su di me che volevo sapere qualcosa, ma sul contenuto di quanto ho detto. – Non ha contenuto, - disse il signor Keuner. – Ti vedo procedere goffamente e non è una meta quella che raggiungi mentre ti vedo procedere. Parli in modo oscuro e dalle tue parole non proviene alcuna luce. Non vedo la tua meta, vedo il tuo atteggiamento.

*

 

Chi non si occupa di se stesso provvede a che altri si occupino di lui. È un servo o un padrone. Un servo e un padrone si distinguono appena, fuorché per servi e padroni, disse il signor Keuner, il pensatore.
Allora quello che va bene è l’uomo che si occupa di se stesso?
Chi si occupa di se stesso non si occupa di nulla, è un servo del nulla e un padrone di nulla.
Dunque quello che va bene è l’uomo che non si occupa di se stesso?
Sì, se non dà motivo che altri si occupino di lui, cioè si occupino di nulla e servano il nulla che non sono essi stessi, o padroneggino il nulla che non sono essi stessi, disse ridendo il signor Keuner, il pensatore.

 

Dal signor Keuner, il pensatore, venne un finto allievo che gli raccontò: In America c’è un vitello con cinque teste. Che cosa dici in proposito? Il signor Keuner disse: Non dico nulla. Allora il finto allievo si rallegrò e disse: Quanto più saggio tu fossi, tanto più avresti da dire in proposito.
Lo sciocco si aspetta molto. Il pensatore dice poco.

 

Il signor Keuner e la questione dell’esistenza di Dio

Un tale chiese al signor Keuner se esiste un Dio. Il signor Keuner rispose: Ti consiglio di riflettere se la tua condotta cambierebbe a seconda della risposta. Se non dovesse cambiare potremmo lasciar cadere la domanda. Se invece cambiasse potrei almeno aiutarti se non altro dicendoti che hai già deciso: tu hai bisogno di un Dio.

 

Il signor Keuner e la natura

Interrogato sui suoi rapporti con la natura, il signor Keuner disse: Talvolta uscendo di casa vedrei volentieri qualche albero. Specialmente perché, cambiando aspetto a seconda dell’ora e della stagione, essi raggiungono un particolare grado di realtà. Nelle città la vista continua di soli oggetti d’uso – case e strade che, disabitate, apparirebbero vuote e, non utilizzate, prive di senso – col tempo ci confonde le idee. Il nostro peculiare ordine sociale ci fa appunto annoverare anche gli uomini fra tali oggetti d’uso, gli alberi, almeno per me che non sono un falegname, hanno quindi una certa tranquillante autonomia che prescinde da me e spero che perfino per gli stessi falegnami gli alberi racchiudano in sé qualche cosa che non può essere utilizzata.

 

- Quando sono in accordo con le cose, - disse il signor Keuner, - non sono io a capire le cose, sono le cose che capiscono me.

 

Ospitalità

Quando il signor K. Chiedeva ospitalità, lasciava la sua stanza come l’aveva trovata, non ritenendo che si debba lasciare la propria impronta nell’ambiente circostante. Si sforzava invece di mutare la sua natura così da adattarla all’abitazione; naturalmente senza che i suoi progetti avessero a soffrirne.
Quando era lui a dare ospitalità, cambiava di posto almeno a una sedia o a un tavolo favorendo in tal modo l’ospite.

 

Keuner, interrogato sul modo di lavorare di due uomini di teatro, fece questo confronto: Conosco un autista che conosce bene le regole della circolazione, le rispetta e sa servirsene a suo favore. Sa scattare avanti abilmente, poi sa tornare a mantenere una velocità regolare, risparmiando il motore, e così si fa strada, audace e prudente al tempo stesso, tra gli altri veicoli. Un altro autista di mia conoscenza procede diversamente. Più che alla sua strada si interessa al traffico generale e si sente una particella di esso. Non approfitta dei suoi diritti e non si mette in mostra. Marcia mentalmente insieme all’automobile che lo precede e a quella che lo segue, sempre compiacendosi dell’avanzata di tutte le automobili nonché dei pedoni.