La gioia e il piacere (R.P. Kaushik)
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La gioia e il piacere (R.P. Kaushik)


All'inizio della lezione abbiamo letto un brano tratto da Alchimia organica di R.P. Kaushik:

"Questa è la differenza tra gioia e piacere - mentre la gioia è spontanea e non può essere cercata né progettata, il piacere è sempre l'oggetto di una ricerca. L'esperienza della gioia libera la mente e il cuore; non si accumula, né grava la mente di memorie. Le esperienze del piacere si accumulano attorno a un centro che chiamiamo io o ego. Nello stato di gioia l'io si annulla, quando l'obiettivo è il piacere, l'io ne è il centro. [...]La gioia non annoia mai. Non potete saziarvi di troppa gioia. Ma se cercate il piacere, oltre un certo limite diventerà tedioso. Più la mente rincorre il piacere, più smarrisce la propria sensibilità e si grava delle esperienze e delle memorie dell'io. Il problema non è di rinunciare o escludere il piacere e diventare degli asceti, ma di vivere in uno stato di vuoto e di semplicità in cui non ci sia accumulazione bensì un'esperienza di gioia ad ogni istante, senza l'affanno della ricerca. [...] Il piacere è una ricerca di memorie, una sensazione psicologica che ha radici nel passato. Non c'è nulla di nuovo o di creativo nel piacere. Alla fine esso vi tedierà o vi renderà schiavi. Perseguire il piacere significa negare la libertà, la bellezza e la gioia della vita. Non si tratta di condannarlo o di evitarlo, quanto di lasciare che vi giunga spontaneamente, senza farne l'oggetto di una continua ricerca".
Riguardo a questo tema, ricordiamo anche alcuni versi di William Blake: "Chi si lega alla gioia, / l'alata vita distrugge; / chi bacia la gioia al suo passare, / vive nell'alba dell'Eternità".

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Poi, seduti, l'esercizio dell'abbandono di qualsiasi tensione del corpo inutile nel mantenimento della posizione corretta.
Mantenendo il corpo pienamente rilassato e vuoto, siamo passati all'esercizio sulla consapevolezza dei suoni.
Successivamente, da sdraiati, l'osservazione del peso di gravità che si scarica totalmente a terra.
In ultimo, da seduti, facciamo un riepilogo mentale della giornata: le situazioni in cui ci siamo venuti a trovare, le persone incontrate, le discussioni avute, le azioni compiute, ecc. Non passiamo da un ricordo all'altro in modo casuale: dobbiamo invece seguire l'ordine cronologico, non facendoci sviare dalla nostra mente che vorrebbe saltellare qui e là in modo caotico. A ogni immagine mentale che ci appare valutiamone l'impatto che ha avuto nei nostri confronti: positiva, negativa o neutra? Ogni emozione può essere divisa in queste tre grandi categorie: positiva, negativa o neutra. Ricordiamoci il nostro tipo di reazione emotiva e poi passiamo al successivo ricordo. È importante non cadere in tentazione, cominciando a farci invischiare dal tipo di reazione e formulando una serie infinita di pensieri su di essa. Per esempio: se ricordo una risposta sgarbata da parte di un collega o di un conoscente a una mia domanda, è del tutto controproducente cominciare a entrare in quel vortice di reazioni che potrebbero essere tradotte così: "Ma guarda come è stata sgarbata questa persona! Eppure io sono sempre stato così gentile con lei... Vedrà, la prossima volta gliene dico quattro! Non mi si può trattare in certi modi...", e via di questo passo. L'emozione legata a quel particolare ricordo va invece semplicemente etichettata (positiva, negativa o neutra?) e si deve passare ad altro.

A conclusione, una brevissima storia zen sulla ricerca del sé e un commento ad essa (clicca qui).