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"Rendere la mente chiara e pura" (Dainin Katagiri)

 


"Rendere la mente chiara e pura" (Dainin Katagiri)


Continuiamo a leggere alcuni brani tratti da Ritorno al silenzio di Dainin Katagiri:

"La fede nel Buddhismo è ciò che rende la mente chiara e pura. È il processo continuo di guardare in faccia la verità in ogni circostanza. Se veramente guardiamo in faccia la verità in ogni circostanza, la nostra vita diventa molto generosa, piena di accettazione nei confronti del mondo. [...] La realizzazione è l'obiettivo finale della pratica buddhista; significa non lasciar traccia della pratica dello zazen. La vera realizzazione è perfetta unità; non c'è più 'io', non c'è più zazen. Non è altro che attività, voi e lo zen in movimento. Questa realizzazione consiste nel rendere la mente chiara e pura. Se diventiamo tutt'uno con lo zazen, senza lasciare tracce di 'io' o di zazen, come potremo pensare cose del tipo «sono una persona cattiva o una persona buona», e come potremo parlare di zazen buono o cattivo? [...] Questo significa 'rendere la mente chiara e pura'. Questa è la pratica fondamentale, radicale.
Chiarezza è guardare in faccia l'eternità senza un senso di mistero. [...] Chiarezza significa accettare ciò che è chiaro e ciò che non è chiaro nel mondo umano. Perciò, tutto è chiaro. [...]
Se prima cerchiamo di capire lo zazen intellettualmente per poi praticarlo, è già troppo tardi. [...] Sia che capiamo lo zazen sia che non lo capiamo, possiamo accettarlo come chiarezza, e limitarci a praticarlo. Questo si chiama purezza. [...] La realizzazione è questo; non lasciare tracce di unità, semplicemente funzionare. Questa è la perfezione, e la perfezione è pienezza.
[...]
Sedersi in zazen e basta non è solo sedersi in zazen; è guardare in faccia l'eternità senza un senso di mistero. Proprio in mezzo ai limiti della vita umana facciamo del nostro meglio per fare zazen con tutti noi stessi. Evidentemente questo zazen non è altro che uno svanire poco a poco, apparire e scomparire [...], proprio in mezzo a questo zazen, c'è la bellezza. Questa è l'eternità dello zazen. Se pensiamo, anche lontanamente, che ci piacerebbe essere felici facendo zazen, in quel momento non sarà una felicità perfetta. Non sarà vero zazen. [...] Il nostro grande compito come esseri umani è manifestare l'eternità, la perfetta bellezza, proprio in mezzo all'impermanenza" (pp. 133-136, 142-143).