la meditazione come via
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"La malattia fondamentale degli esseri umani" (Philip Kapleau)


 

"La malattia fondamentale degli esseri umani" (Philip Kapleau)


Abbiamo continuato a leggere dal testo di Philip Kapleau un paio di brani tratti dai colloqui privati avuti tra il suo maestro Yasutani-roshi e alcuni occidentali:

"La mente può essere paragonata a uno specchio che riflette tutto ciò che gli sta davanti. Fin da quando iniziamo a pensare, a provare delle sensazioni e a esercitare la volontà, sulla mente si fissano delle ombre che distorcono quella riflessione. Questa condizione, che chiamiamo illusione, è la malattia fondamentale degli esseri umani. L'effetto più grave di questa malattia è il fatto che essa crea un senso di dualità in conseguenza del quale si postula un 'io' e un 'non-io'. La verità è che ogni cosa è l'uno [...]. Il confrontare se stessi con un mondo di esistenze separate crea antagonismo, cupidigia e, inevitabilmente, dolore. Il fine dello zazen è cancellare dalla mente queste ombre o impurità in modo che possiamo sperimentare nel nostro intimo la solidarietà con ogni forma di vita.
[...]
Le intuizioni sulla propria persona sono naturalmente di grande valore, ma il nostro scopo è di travalicarle" (pp.  108, 112).

Questi due brani hanno un loro rapporto molto preciso.
La meditazione come via di conoscenza di se stessi è ancora semplificazione. È un momento di passaggio, di transito obbligato, necessario, ma la vera meditazione non è tale se si ferma all'indagine dei propri meccanismi psicologici, costituiti da reattività, abitudini mentali, concatenazioni di pensieri-emozioni-sensazioni, ecc. Questa è ancora la dimensione dell'ego. La meditazione intesa come conoscenza di sé è solo una formula da pubblicità, è ciò che leggiamo nell'articolo da settimanale scritto dal giornalista poco avveduto che intervista l'eventuale insegnante inconsapevole del tema di cui parla oppure opportunista.
La meditazione è abbandono al vuoto, è immersione in esso, è fine delle attività mentali, anche quelle volte all'osservazione del mio apparato mentale. Tutto il resto è psicologia, è trastullo dell'ego, è un fascinoso girarci intorno, ma del tutto inutile ai fini della reale esperienza della meditazione. È l'ultima catena che ti tiene legato al conosciuto.
La mente egoica deve lasciare spazio alla mente specchio.