L'impronta delle mani
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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L'impronta delle mani


Davanti al muro.
Appoggio le mani al muro.
Il palmo è all'altezza delle ascelle. I gomiti leggermente piegati.
Allineo i medi in modo che puntino verso il soffitto e apro bene le altre dita.
Ora chiudo gli occhi e premo leggermente le dita contro il muro.
Ho l'impressione di avere le mani e gli avambracci appesi all'intonaco.
Sento i gomiti pesanti, andati.
Può accadere che le braccia e le spalle non siano completamente rilassate: allora trovo l'altezza giusta per le mani o fletto un po' di più i gomiti.
Sento l'effetto che fa nelle spalle, sento la pelle che affonda di più nella parete, a partire dai polpastrelli. La sensibilità delle mani si intensifica, senza produrre nessuno sforzo nelle braccia.
Tensioni si possono presentare nei gomiti: lascio andare. Quando avverto una pressione equilibrata in tutti e dieci i polpastrelli, premo dolcemente anche con tutte le falangi. Poi con i palmi, finché ogni millimetro di pelle sia ugualmente a contatto con la parete.
La quantità di pressione è minima. Se qualcuno mi guardasse, non penserebbe che stia facendo alcunché.
Per aiutarmi, posso immaginare che la parete sia imbottita. La pressione della parete comincerà ad attivare i muscoli delle spalle, producendo un sottile spostamento nella posizione delle spalle.
Noto qualsiasi differenza tra le due mani e do più attenzione alla mano meno coordinata, meno presente e alla spalla corrispondente.
Immagino che gli anulari e i mignoli si allunghino, la pelle del lato di ogni mano quindi si estende. Preme ancora di più dunque sulla parete. Noto come questa azione minima stimoli le spalle. La sensazione dovrebbe sentirsi anche nelle ascelle, fino alle scapole: apre la parte alta della schiena.
Sto così, respirando. Sento l'ampiezza della parte alta della schiena che lascia più spazio al respiro nella parte posteriore della cassa toracica.
Sto in questa ampiezza, mentre riabbasso le mani.