L'impasse della mente (Alan W. Watts)
la meditazione come via
vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

gli esercizi

testi

bibliografia

insegnante

dizionario zen

links

stampa

cerca nel sito

email

newsletter


 

 


L'impasse della mente (Alan W. Watts)
 

All'inizio della lezione abbiamo letto un brano di Alan W. Watts, figura centrale della cultura americana tardo-novecentesca tra i divulgatori soprattutto dello zen e della filosofia orientale in generale:

"La mente è costantemente impegnata a scrollarsi di dosso la noia o la depressione, a cercare di smettere di aver paura, a ricavare il più possibile da un piacere, a obbligarsi a essere amorosa, attenta, paziente o felice. Quando le si dirà che questo è sbagliato, la mente si sforzerà di non sforzarsi. L'impasse potrà essere superata solo quando si vedrà chiaramente che tutti questi sforzi sono futili quanto cercare di mettersi a volare saltando in aria, sforzarsi di dormire, [...]. Tutti hanno familiarità con la contraddizione insita nel cercare di ricordare un nome dimenticato, e nonostante ciò ci capiti di continuo, non arriviamo mai a fidarci della memoria al punto da farci fornire le informazioni spontaneamente. Eppure questa è una delle forme più comuni di ciò che il buddhismo zen chiama satori - il sorgere spontaneo, improvviso e senza sforzo di una comprensione. La difficoltà è ovviamente che la mente si sforza per abitudine e, finché non riesce a perdere quell'abitudine, deve essere continuamente sorvegliata".

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata. Ricordiamoci che nel fare questo esercizio, non è opportuno pensare a l'intero suo svolgimento: un giro di stanza, o due giri, .... È invece necessario considerare come unico nostro impegno quello dell'essere consapevoli e naturali nel passo che stiamo facendo in questo preciso momento, come se l'esercizio terminasse con quel movimento. L'esercizio non consiste nel camminare per tutta la stanza in un certo modo, con una certa postura, ecc., ma nell'essere presenti e liberi nel qui e ora, essendoci solo quel qui e ora.
Successivamente l'esercizio dell'osservazione dei pensieri, con la domanda: "Da dove viene?".
In ultimo un nuovo esercizio: seduti, il nostro corpo occupa una certa porzione di spazio; fuori di esso vi è tutto lo spazio della stanza che termina esattamente là dove inizia il nostro corpo. L'esercizio consiste nell'accorgersi dei micro-movimenti del nostro corpo che lo spostano dal suo 'stampino' spaziale originario. È un esercizio che dà un grande senso di stabilità e presenza fisica. Stabilità fisica è stabilità mentale.
Al termine abbiamo letto e commentato una poesia di Hui Neng, in risposta a un'altra poesia di un maestro zen (
clicca qui).