Alcuni brani tratti dal famosissimo sutra del Sesto patriarca Hui Neng, il
maestro zen cinese più significativo dopo Bodhidharma:
"La nostra Essenza della Mente (letteralmente, auto-natura),
che è il seme o il nucleo dell'illuminazione (Bodhi) è pura per natura, e solo
facendo uso di questa mente possiamo raggiungere direttamente la Buddhità. [...]
Per raggiungere la suprema illuminazione, si deve riuscire a conoscere
spontaneamente la propria natura o Essenza della Mente, che non è creata né può
essere distrutta. Di ksana in ksana (da momento-pensiero a momento-pensiero), si
deve riuscire a realizzare sempre la propria Essenza della Mente. Allora tutte
le cose saranno libere dalla costrizione (cioè, emancipate). Una volta che la
Tathata (un altro nome dell'Essenza della Mente) è conosciuta, si sarà per
sempre liberi dall'illusione; e in tutte le circostanze la propria mente sarà in
uno stato di 'Tathata'. Un simile stato mentale è l'assoluta Verità. Se riesci a
vedere le cose con questa disposizione mentale avrai conosciuto l'Essenza della
Mente, che è la suprema illuminazione. [...]
«Poiché lo scopo della tua venuta è il Dharma», dissi, «trattieniti dal pensare
e tieni la mente vuota. Poi ti istruirò». Dopo che ebbe fatto questo per un
tempo considerevole, io dissi: «Quando non pensi né al bene né al male, qual è
in quel particolare momento, Venerabile Signore, la tua vera natura
(letteralmente, il tuo volto originale)?». Non appena udì questo, fu subito
illuminato. [...]" (Dal cap. I)
"La Saggezza dell'Illuminazione (Bodhi-prajna) è intrinseca a
ognuno di noi. È a causa dell'illusione sotto cui la nostra mente lavora che non
riusciamo a realizzarla da soli [...] Finché si tratta della natura di Buddha,
tra un uomo illuminato e uno ignorante non c'è differenza. La differenza è che
uno la conosce, mentre l'altro la ignora. [...]
La nostra stessa natura è il Buddha, e separato da questa natura non vi è altro
Buddha. [...]
La capacità della mente è grande come quella dello spazio. Essa è infinita [...]
La nostra natura trascendente è intrinsecamente vuota [...]
Dotto pubblico, quando mi ascoltate parlare del vuoto, non cadete subito
nell'idea della vacuità [...] Quando un uomo siede quieto e mantiene la mente
vuota, dimora in uno stato di 'Vuoto dell'Indifferenza'. [...]
Noi diciamo che l'Essenza della Mente è grande, perché abbraccia tutte le cose,
dal momento che tutte le cose sono nella nostra natura. Quando vediamo il bene o
il male negli altri, non siamo attratti da esso, né respinti da esso, né
attaccati ad esso; cosicché il nostro atteggiamento mentale è vuoto come lo
spazio. [...]
C'è anche una categoria di persone stolte che siedono quiete cercando di tenere
la mente vuota. Esse si astengono dal pensare e si definiscono 'grandi'. A causa
delle loro idee eretiche difficilmente possiamo parlare con loro.
[...] Tutta la Prajna giunge dall'Essenza della Mente. [...] Una volta che la
Tathata (l'Essenza della Mente) è conosciuta, si sarà per sempre liberi
dall'illusione.
[...] Se in tutti i momenti e in tutti i luoghi teniamo i nostri pensieri
fermamente liberi dai desideri stolti, e in tutte le occasioni agiamo con
saggezza, stiamo praticando la Prajna. Un'idea stolta è sufficiente per
allontanare la Prajna, mentre un pensiero saggio la produrrà nuovamente" (dal
cap. II).
Solo poche parole di commento.
Perché Hui Neng avverte il suo pubblico di non cadere nell'idea di vacuità,
sentendolo parlare del vuoto? Perché trasformerebbe il suo discorso in una
dottrina, in una filosofia, in un sistema. Sostituirebbe semplicemente un'idea
con un'altra idea. Chi si ferma sull'idea della vacuità, non conosce il vuoto.
Anzi, il punto è proprio questo: non è da conoscere il vuoto. Il vuoto
conosciuto, il vuoto detto, il vuoto pensato non è più vuoto. Il realizzato
intrattiene una relazione con il vuoto (ma che relazione mai sarebbe possibile
con esso?) di indifferenza: cioè il realizzato non riflette sul suo stato di
vuoto, non lo pone a oggetto del suo pensare, non lo cosalizza, non ci si
attacca. Essere vuoti è soprattutto essere liberi dal pensiero dell'essere
vuoti. Altrimenti è uno sforzo, un impegno, un ripetere a se stesso: "Devo
essere vuoto, devo essere vuoto, ...".
Seconda precisazione. Cercare di tenere la mente vuota è un errore che proviene
direttamente dall'errata prospettiva di cui abbiamo appena detto. Meditare non è
cercare di svuotare la mente, non è non pensare.