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"L'apertura al mistero" (Martin Heidegger)

 


"L'apertura al mistero" (Martin Heidegger)


Oggi abbiamo iniziato a leggere qualcosa da L'abbandono di Martin Heidegger:

"L'abbandono di fronte alle cose e l'apertura al mistero si appartengono l'uno all'altra. Essi ci offrono la possibilità di soggiornare nel mondo in un modo completamente diverso, ci promettono un nuovo fondamento, un nuovo terreno su cui poterci stabilire, su cui poter sostare senza pericolo" (p. 39).

Sono poche parole, ma decisive.
L'abbandono alle cose conduce all'apertura, in quanto abbandono fiducioso, un abbandono in cui si realizza il lasciare la presa, lo svuotamento dell'intenzionalità, del volere, del raggiungimento di scopi, dell'ergersi di strategie. Abbandono è esso stesso apertura, apertura all'essere, all'incondizionato: un'apertura che avviene attraverso l'apertura all'evento, al suo darsi, al suo puro accadere, attraverso l'apertura agli enti, al loro esserci, alla loro nuda presenza.
Il pensiero calcolatorio deve allora morire, deve tacere, deve inabissarsi: il pensiero calcolatorio è pensiero alla ricerca, è volontà di potenza, di dominio. È pensiero manipolatorio, predatorio; è movimento vorticoso della mente, fuori dal proprio centro, dalla propria vuota quiete, da quel silenzio che la fa stare nella sua calma. È attività distraente, che non permette il vedere.
Il mondo diventa così luogo del pacifico stare, del soggiornare tranquillo, rilassato, piacevole. Si esce da quella visione del mondo vissuto come luogo di scontro, di minaccia, di rischio, di paura, da affrontare attraverso tattiche di difesa, piani di attacco, strategie di resistenza. Dal mondo del dualismo, del contrasto, del soggetto-oggetto al mondo dell'unità, del vuoto, dell'accoglienza, dell'abbandono, dell'apertura. Dal mondo minaccioso all'apertura al mondo, e dall'apertura al mondo all'apertura al mistero. Soprattutto: dalla strategia all'arrendevolezza, dai pugni alzati alle braccia abbassate con i palmi aperti. Nello stato mentale del palmo aperto, la possibilità del godimento del mistero di ciò che è. Si passa dalla consueta distrazione riguardo al reale, al suo riconoscimento, all'entrare in esso. E dalla penetrazione del reale, del suo essere autentico, alla scoperta del suo mistero senza fondo, per la gratuità del suo esserci.

Nella lezione del mercoledì abbiamo iniziato a leggere da un altro classico della letteratura zen contemporanea, cioè I tre pilastri dello zen di Philip Kapleau (clicca qui).