Anche questa settimana abbiamo continuato a leggere da L'essenza dello zen
di Sekkei Harada:
"Un giorno un monaco chiese al maestro: «Cos'è la Via?». Il
monaco si riferiva alla Via del Buddha. In senso lato, potete intendere la Via
anche nel senso dell''assoluto', della 'mente di pace e libertà' o della
'Verità'. Il maestro rispose: «La mente quotidiana è la Via».
Le parole 'mente quotidiana' esprimono la condizione di vita libera dalle idee e
dalle opinioni. Lavarsi il viso e i denti, parlare, mangiare, lavorare: tutte
queste attività hanno luogo prima del pensiero. Questo era il punto della
risposta del maestro. Disse al monaco che quello era ciò che cercava.
C'è l'espressione 'creare onde in assenza del vento'. Cosa significa? Alla
domanda del monaco: «Cos'è la Via?», il maestro rispose: «La mente quotidiana è
la Via». Sentendo queste parole, potreste osservare la vostra vita e pensare:
«Ah, Questa condizione presente è la 'mente quotidiana'. La nostra stessa vita è
la Via. Così è questo che si intende per 'la Via'». In questo modo inserite idee
personali esaminando la condizione della vostra vita. In altre parole, è la
condizione di essere consci di qualcosa o di percepire qualcosa. Se vi fermate
lì, non c'è nessun vento a formare le onde. Sentendo una spiegazione della Via,
pensate: «Sì, certo! Questa è la Via». Percependo qualcosa di impercettibile,
create le onde.
Il monaco ebbe come risposta dal maestro: «La mente quotidiana è la Via. Ogni
aspetto della tua vita è la Via». Tuttavia, semplicemente non poteva accettare
quella risposta. Perché? Perché aveva praticato lo zazen con assoluta dedizione
per molto tempo. Poteva accettare che il fuoco è rovente, l'acqua fresca, il
sale salato e lo zucchero dolce. Ma sapere quelle cose non bastava a dargli la
pace, e per quel motivo praticava seriamente lo zazen. Allora pose la seguente
domanda: «Non capisco cosa intendi con 'la mente quotidiana è la Via'. Come
posso comprendere la 'mente quotidiana'? Quale pratica dovrei fare per
comprenderla?». Il maestro rispose: «Se la cerchi, non farai che andare nella
direzione sbagliata». Se immaginate lo zen, la Via, la Verità o il vero Sé come
distinti da voi stessi e poi li cercate e vi sforzate di comprenderli, alla fine
non farete che allontanarvi di più dalla Via.
Vedere le cose così come sono, udire le cose senza opporre resistenza, o
accettare le cose come sono, per quanto possano essere compiuti con purezza e
innocenza, in realtà hanno tutti luogo entro la coscienza dell'io-sé. Nel
vedere, udire o accettare le cose semplicemente e con purezza, il punto di vista
dell'io-sé si è già formato. La condizione che precede la comparsa delle vostre
idee è già quella in cui accettate le cose e le udite così come sono. Ecco cosa
dovete cercare.
Il monaco chiese di nuovo: «Se non la cerco, in che modo potrò mai comprendere
la Via?». Il maestro rispose: «La Via non è né conoscere né non conoscere.
Conoscere è illusione, non conoscere è indifferenza». Il monaco che poneva
queste domande era Joshu. Dopo aver padroneggiato 'la mente quotidiana è la
Via', disse: «Prima venivo usato dal tempo, ma dopo aver compreso veramente 'la
mente quotidiana', sono stato in grado di usare il tempo». Ciò significa essere
liberi dalla coscienza dell'io-sé, dimenticare l'io-sé, divenire la Via stessa.
Siamo tutti come Joshu, ci troviamo proprio in mezzo alla Via. Vi prego quindi
di capire che la Via è voi stessi. Ecco cosa vorrei che faceste. Realizzando la
Via, ognuno di voi riporterà in vita Joshu" (pp. 140-142).