Dai detti del Maestro Huai Hai - 4
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Dai detti del Maestro Huai Hai - 4


"Cercare di trovare la forma di un'eco in una voragine è vano, [...] perché essa non è che la ripetizione di una voce che esce dalla vostra stessa bocca. Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato derivano dalla vostra domanda il cui nocciolo è un dardo. Se si sa che questo dardo è solo una illusione, ciò che riconosce questa illusione non è più illusorio".

Cosa è la voragine? La verità. E cercare una forma della verità è cercarne un concetto, una definizione, una teoria. È fare della verità un oggetto.
Qual è invece il senso della vuotezza della verità? Il suo essere accoglienza di ciò che è. Per questo è eco: eco di ciò che in essa risuona. Suona un sasso gettato, suona uno sguardo di commozione, suona un movimento del braccio, suona amore, suona una parola distratta; e la verità sarà quel sasso gettato, quello sguardo di commozione, quel movimento del braccio, quell'amore, quella parola distratta. È la voce che parla dentro: non quello che dovrebbe dire, quello che ha detto, quello che sarebbe opportuno. Semplicemente quella voce che dice quello che naturalmente dice.
Il resto è prodotto dal nostro domandare. Il domandare produce la frattura, il dualismo, la divisione. La domanda non si interroga su un problema preesistente: la domanda lo produce. Capire questo è la cosa più importante.
Prima del domandare, dopo e durante c'è la realtà.

"Se la mente è quieta, non c'è bisogno di cercare Buddha, Bodhi e Nirvāna, perché la ricerca di Buddha è un desiderio che diventa una malattia. [...]
Chi si attacca a interpretare come un vero e proprio Buddha e il vero sentiero del Ch'an ciò che è fondamentalmente puro, limpido e libero, è un eretico [...].
Chi si attacca alla pratica come causa e alla realizzazione come effetto è un eretico che sostiene l'erronea opinione che la bodhi derivi da causa ed effetto.
Chi si attacca all'esistenza, è un eretico sostenente l'erronea opinione della permanenza; e chi si attacca alla non esistenza, è un eretico sostenente l'erronea opinione dell'annichilimento. [...]
Tutte le dualità come ciò che è e non è, il sacro e il profano, ecc., somigliano al quarzo laddove invece l'assoluto 'così-è' somiglia all'oro puro. Quando il quarzo e il suo contenuto aureo sono separati, l'oro puro si manifesta a noi. [...]
Venire e andare, impermanenza e permanenza, Buddha ed essere vivente appartengono al vocabolario dei significati morti.
Universalità e limitatezza, somiglianza e diversità, impermanenza e permanenza appartengono al vocabolario degli eretici. [...] Se vi attaccherete alla consapevolezza del vostro sé, diventerete eretici. Perciò non attaccatevi a nulla; ma scrutate a fondo (questa consapevolezza), perché non c'è alcun bisogno di cercare un Buddha altrove. Se cercherete qualcos'altro, diventerete eretici".

Quando sei nel reale, cioè nella quiete, non c'è cercare, che è la malattia sovrana. Caduto il dualismo non c'è più la volontà di perseguire verso una via di ideali fatti di purezza (rispetto all'impurità), libertà (rispetto alla schiavitù), ecc. La via dello zen è proprio invece lo sbaragliamento della scelta tra l'errore e il giusto, la falsità e la verità.
È una via che non è via. Non conduce, non trasforma. Non c'è nessuna via al nirvana, alla liberazione, alla verità suprema. Chi pratica per diventare Buddha, giustamente perennemente cadrà. E la punizione massima sarà il volere rialzarsi e l'insistere.
Cosa è il quarzo? È la nostra coscienza in quanto riflettente il reale. Dove nasce il problema? Dalla confusione tra il quarzo in sé e il suo riflettere i suoi contenuti; il prendere questi contenuti come la sua sostanza, come verità. La verità invece è la sua neutralità, la sua trasparenza, unica condizione della riflessione dei raggi. È questo oro, questo assoluto 'così-è'. In questa libertà della verità, che è tremore di vertigini, ogni contenuto è ciò che è, verità esso stesso. Verità che navigano nell'aperta verità del quarzo.