Dai detti del Maestro Huai Hai - 3
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Dai detti del Maestro Huai Hai - 3


"Chi pensa di poter predicare e spiegare (il Dharma) e dice: «Io sono un monaco, voi siete i miei discepoli», parla il linguaggio degli spiriti maligni.
Chi senza ragione dice che vede regnare il Tao, e parla di ciò che è e ciò che non è Buddha, di ciò che è Bodhi, nirvāna, liberazione e simili, si abbandona a inutili discorsi. [...]
L'insegnamento incompleto postula la necessità di maestri di uomini e deva (dei), e di guide degli uomini alla verità, ma l'insegnamento completo non parla di maestri di uomini e deva, e non dice di fare affidamento sul Dharma come propria guida. [...]
Parole come: coltivazione e conseguimento della Buddhità, pratica e realizzazione, la mente è Buddha, l'identità di mente e Buddha, sono pronunciate dal Buddha per rivelare la verità parziale [...].
Parole come: né coltivazione né conseguimento della Buddhità, né pratica né realizzazione, e né mente né Buddha, sono anche pronunciate dal Buddha per rivelare la verità intera. [...]
Se c'è domanda che non domanda, c'è anche risposta che non risponde. Se il Buddha non si considera un illuminato, la sua predicazione è universale, perché nell'assoluto dharmadhātu (l'assoluto da cui tutto procede) non c'è Buddha che non liberi gli esseri viventi. Un Buddha che non si consideri tale è un vero campo di beatitudine (per gli esseri viventi). [...]
Se la vostra visione mistica si tiene lontana da ciò che è e da ciò che non è, dal terreno e dall'ultraterreno, come pure dalla consapevolezza e inconsapevolezza di tenersene lontana, la vostra mente è Buddha [...].
Infatti la mente è il maestro fisso e la manifestazione e il suo funzionamento sono polvere estranea (che si muove) come le onde in relazione all'acqua che riflette tutte le cose senza per questo averne merito. [...]
L'effettiva introspezione del vostro Sé-Buddha (interiore) è il primo stadio eccellente; il non attaccarvi a questa introspezione è lo stadio eccellente intermedio; e la libertà da questa idea di non attaccarvi a essa è lo stadio eccellente finale. [...]
Se si teme che al momento della morte ci si spaventi della propria impotenza e mancanza di libertà, si deve imparare ora a essere liberi, mentre si è vivi. Se uno è libero adesso dal desiderio di ogni stato in cui si imbatte e dalla sua contaminazione, senza avere alcuna consapevolezza di quella libertà da tale desiderio e contaminazione, egli sarà un vero uomo libero".

L'insegnamento è vuoto, è insostanziale. C'è solo questo vuoto dove la realtà diviene, cambia, si presentifica, ha il suo corso, si inabissa... Non c'è Dharma sostanziale (insegnamento fatto di parole, concetti, regole) e quindi neppure maestro. Non c'è Buddha che si contrapponga al non-buddha. Ogni cercare il Buddha è non capire, ogni aggrapparsi al Dharma anche solo come zattera che porti dall'ignoranza alla saggezza è fare differenza tra falsità e verità: come fossero due oggetti, due enti.
Abbandonare buddhità e la sua ricerca. Abbandonare ogni domandare intorno a ciò. La vera domanda è muta; le altre cercano bramosamente risposte precise, vie, soluzioni. La domanda è vuota del domandare; e allora si trasforma, risolvendosi in sé, nella risposta che dà quiete, senza portare alcun contenuto. Dà quiete proprio perché è priva di contenuti.
La mente rimane pura al di là del suo funzionamento, al di là dei suoi oggetti: perché preoccuparsene? perché metterla in questione? Le onde non obliterano la natura dell'acqua, non la deturpano, non la inquinano. Semplicemente c'è un continuo e puro accadere del reale.
Vedere la mente nel suo normale manifestarsi. Normale: cioè superare anche l'attaccamento egoico a quella condizione pseudo-spirituale che è quella dell'osservatore puro che si oggettiva a se stesso in quanto tale. E abbandonare anche l'ultima masturbazione spirituale nella quale respiro la mia nobiltà tanto elevata nel considerarmi non più attaccato alla ricerca della buddhità. Perché sarebbe ancora troppo poco semplice. La semplicità, è ovvio, è inconsapevole di sé. Come la bellezza. Come la santità.