Dai detti del Maestro Huai Hai - 2
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Dai detti del Maestro Huai Hai - 2


"Se non indugiate in questa libertà da desiderio e attaccamento e cessate di essere consapevoli di questo indugiare, questa è la manifestazione finale delle buone (radici) che concorda con l'insegnamento della verità totale e vi impedisce di cadere nel mondo della non-forma, contrarre la malattia del dhyāna (assorbimento meditativo), scivolare nel veicolo bodhisattva e nel regno dei re dei demoni che ostruiscono il prajñā (la saggezza)".

Anche la preoccupazione di superare desiderio e attaccamento è troppo. Puzza di posa spirituale. Andare al di là di tutto questo, senza però quella consapevolezza autoriflettente, egocentrica di colui che sa bene quanto è raffinato, così raffinato da superare l'ultima barriera: il crogiolarsi dello spirito.
L'assorbimento meditativo inteso come un al di là del reale è malattia; l'intenzione del bodhisattva di salvare coloro i quali - diversamente da lui - sono ancora ottenebrati è segno di dualismo massimo. La saggezza è nel reale e nella sua piena accettazione, nella sua liberante fruizione. Il nirvana non è dal samsara. Il nirvana è nel samsara. No, ancora di più: il nirvana è samsara. Perché non c'è nirvana, non c'è samsara: due parole indicano due realtà.

"Se non siete influenzati da ciò che è e ciò che non è, se passate attraverso il triplice sradicamento (cioè la libertà dal desiderio, dall'attaccamento a questa libertà e dall'attaccamento alla conoscenza di tale non indugiare), saltate al di là delle situazioni gradevoli e sgradevoli e, quando sentite parlare di centinaia, migliaia, decine di migliaia e centinaia di migliaia di Buddha apparsi nel mondo, come se non ne sentiste parlare affatto, in più senza alcun attaccamento all'idea di questo non sentirne parlare e in più senza la consapevolezza di tale non attaccamento, siete uomini che non possono ricadere nell'errore, che sono al di sopra e al di là di ogni misura e stima, che sono veri Buddha sempre dimoranti nel mondo che sono immuni da ogni contaminazione mondana. Parlare di recedere, quando il Buddha fa girare la Ruota della Legge, è calunniare (i tre tesori di) Buddha, Dharma e Sangha, e parlare di non recedere, quando il Buddha non fa girare la Ruota della Legge, è anche diffamare (i tre tesori di) Buddha, Dharma e Sangha".

Con recedere si intende recedere l'ignoranza con il diamante della Saggezza. Il girare della Ruota della Legge è il mettere in atto l'insegnamento buddhista. Ma è ancora tutto dualismo: recedere, non recedere, fare girare la Ruota della Legge, non farla girare: è ancora calunniare la santità.

"Non esistono cose come cercare qualcosa che somigli al Buddha.
Quanto alla predicazione che ora di solito si ode sul non attaccarsi né al bene né al male e né a ciò che è né a ciò che non è, questo è scivolare nel vuoto per cercare i ramoscelli invece della radice, il che è cadere nell'(ottusa) vacuità. Cercare la buddhità e la bodhi come pure ciò che è e ciò che non è, significa deviare dalla radice alla ricerca di ramoscelli.
Ma chi semplicemente mangia per tenersi in vita, rammenda i suoi cenci per scaldarsi il corpo (d'inverno), beve per spegnere la sete e, oltre a queste necessità, ignora completamente ciò che è e ciò che non è, a poco a poco sarà sicuro (della suprema Illuminazione".