"I movimenti inutili della nostra vita quotidiana" (G.I.
Guedjieff)
Anche oggi abbiamo letto alcuni brani tratti da Vedute sul mondo reale di
G.I. Gurdjieff:
"Ciò che conta è imparare a non
dipendere dalle associazioni. [...]
Uno dei principali fattori
responsabili dello spreco d'energia, è rappresentato da tutti i movimenti
inutili della nostra vita quotidiana. [...]
Ogni tensione richiede energia. In
assenza di tensione, si riduce il consumo di energia. [...]
Se un uomo è affetto da tensioni croniche, allora, pur non facendo niente, pur
standosene lungo disteso, consuma più energia di un uomo che lavora fisicamente
tutto il giorno. Invece, un uomo esente da queste piccole tensioni croniche,
quando riposa o sta fermo, non spreca alcuna energia.
Adesso chiediamoci: quanti tra noi
sono immuni da questa terribile malattia? [...] Ebbene, quasi tutti abbiamo
questa deliziosa abitudine. [...]
Bisogna imparare a ogni costo a non
essere tesi, quando la tensione non è necessaria. Quando siete seduti senza far
niente, lasciate dormire il vostro corpo. Quando dormite, fate in modo di
dormire con la totalità di voi stessi.
L'esaurirsi della carica può essere
accelerato o rallentato. [...] L'unica cosa praticabile è il risparmio.
Il tempo è proporzionale al flusso
delle associazioni [...]. Come esempio, ricordatevi quelle volte in cui ve ne
state seduti a casa vostra, tranquilli; siete convinti di esser rimasti seduti
per cinque minuti, ma l'orologio vi ricorda che è già passata un'ora. Un'altra
volta, invece, state aspettando qualcuno per strada e siete seccati perché non
arriva. Vi sembra di essere lì da un'ora, e invece sono passati solo cinque
minuti: il motivo è dovuto al fatto che, in quei pochi minuti, avete avuto molte
associazioni. Pensavate: «Perché non viene? Avrà avuto un incidente?» e così
via. [...]
Il tempo è soggettivo, dipende
dalle associazioni" (pp. 106-123).
La nostra mente è una prigione. Il dialogo interiore
incessante è il continuo saltare da un pensiero all'altro attraverso il
meccanismo dell'associazione. L'ininterrotto pensiero associativo non permette alla
mente di conocere mai la sua quiete, di affondare in quello spazio vuoto che la
sostiene, in cui è da sempre immersa, che la abita nascostamente.
Quando solitamente e banalmente si dice che il tempo passa più velocemente
quando si è in momenti lieti e invece assai lento quando si vivono esperienze
difficili, spiacevoli, dure, si scorda spesso la verità più fondante di questa
constatazione, cioè che non è la piacevolezza o meno dell'esperienza che incide
sulla nostra personale sensazione della temporalità, ma - più precisamente - la
quantità di associazioni mentali inappropriate (di fuga, di rigetto, di scontro
con il qui e ora). È esperienza di tutti che i momenti di splendore, di bellezza,
di amore, di pace sono accompagnati da un alleggerimento dei flussi mentali,
quasi come se la mente avesse necessità di fare spazio in sé per ricevere la
stupenda totalità dell'attimo presente. E proprio questo meccanismo dilata il
tempo alla sua infinità.
Questo vortice di energie dissipate ci stanca, ci svuota di quel vuoto
originario che andrebbe cautelato, protetto, custodito. Energie che consistono
anche in contrazioni del nostro corpo del tutto inutili, inappropriate. Il
nostro stato di inconsapevolezza non ci rende attenti alla vita ordinaria e
completamente inquinata del nostro corpo. La frase di Gurdjieff: "Bisogna
imparare a ogni costo a non essere tesi, quando la tensione non è necessaria"
dovrebbe essere un mantra mentale cui tornare più e più volte. Le nostre azioni
- dalle più semplici alle più complesse - sono ogni volta strutturate su un uso
del corpo che sempre lo induce a contrarsi là dove non è necessario, in quei
muscoli che non competono all'azione che si sta compiendo, come pure a un uso
eccessivo di quei muscoli che pur essendo necessari a quel particolare movimento,
non avrebbero però la necessità di contrarsi così fortemente come accade. Su
tutto questo sarebbe necessario un sottile lavoro quotidiano.