"Saper dimenticare se stessi" (Anselm Grün)
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"Saper dimenticare se stessi" (Anselm Grün)


Giovedì abbiamo continuato a leggere da Il libro dell'arte della vita di Anselm Grün:

"Georges Bernanos dice in una sua opera: «È una grazia molto alta saper accettare se stessi. Ma la grazia delle grazie è saper dimenticare se stessi». [...]
Essere dimentichi di se stessi, prescindere dal proprio ego, è sempre anche una opportunità di sperimentare la libertà nella concretezza della vita quotidiana.
La libertà non è una prestazione che posso compiere. È piuttosto questo: espressione del fatto che vivo in modo a me adeguato e corrispondente ai miei limiti e, allo stesso tempo, alle mie forze.
[...]
«Se vuoi essere felice, vivi», per Lev Tolstoj l'arte di vivere è semplicissima.
Ed è vero: la felicità, così come la gioia, non possono essere perseguite direttamente. Chi vuol essere felice deve dedicarsi alla vita con tutti i suoi alti e bassi. La felicità è espressione di vita compiuta. Se vivo con tutti i sensi, se scelgo di vivere la vita, nella mia energia vitale sperimenterò anche felicità. La felicità non si lascia trattenere, così come non lo fa la vita. La vita scorre sempre in avanti. A volte scorre per valli oscure, a volte diventa una cascata. Anche nel dolore c'è vita. E così in ognuno può esserci un'intuizione di felicità, nel dolore che mi apre al fratello e alla sorella, nella gioia che condivido con gli altri, nella fiducia che prendo su di me per scalare una vetta, nel relax quando nuoto nel mare.
In ogni luogo dove c'è vera vita c'è anche una traccia di felicità. Ma così come non posso considerare e analizzare la vita dall'esterno, così la felicità non si lascia osservare come qualcosa di obiettivo. Si fa scorgere in chi vive, è vitale e aderisce alla vita con tutti i sensi" (pp. 214, 237-238).

La pratica è sempre il passaggio da un io non risolto (che non si accetta) a un io risolto (accettazione), fino ad arrivare all'evaporazione di questo io nel vuoto (dimenticanza di sé). Si passa da uno stato di non consapevolezza a uno stato di consapevolezza voluta e direzionata, fino ad arrivare all'abbandono della presa, al semplice riconoscimento della realtà, all'inabissamento in essa, all'uscita dall'io come pilota delle azioni.
La libertà è libertà da un'idea di vita intesa come prestazione, come funzionale a. Invece: la vita per la vita, la vita che non ha altro scopo di vivere.
Intendere la felicità (già parola estremamente imbarazzante e abusata) come qualcosa da perseguire, conduce all'abbattimento infinito: da una parte la mia vita, dall'altra il mio scopo (la felicità) e in mezzo tutta una serie di strategie e di ricerche per ottenerla. Una vita alla ricerca della felicità è per definizione una vita non felice: la ricerca mi separa dal mio oggetto, anzi: considera oggetto ciò che oggetto non è; soprattutto: mi separa da me stesso.

Abbiamo praticato solo la consapevolezza del respiro, da seduti.

Lunedì abbiamo continuato a leggere qualcosa dal classico Lin-chi-lu (clicca qui).