"Tutto è dono. Tutto può esserci tolto" (Anselm Grün)
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"Tutto è dono. Tutto può esserci tolto" (Anselm Grün)


Giovedì abbiamo continuato a leggere da Il libro dell'arte della vita di Anselm Grün:

"«Tre studiosi, che si volevano bene, divennero monaci e ognuno di loro si prefisse di darsi a un'opera meritoria. Il primo disse che voleva riconciliare persone in lite, secondo la parola della Scrittura: 'Beati gli operatori di pace'. Il secondo voleva visitare i malati. Il terzo andò nel deserto per vivere in pace. Il primo, che si adoperava con i litiganti, non riuscì però a placarli tutti. Sopraffatto dallo scoraggiamento, si recò dal secondo, che prestava servizio ai malati e trovò anche lui in uno stato d'animo oppresso. Anch'egli infatti non poteva portare perfettamente a compimento la propria intenzione. Si accordarono dunque di rendere visita al terzo, quello che era andato nel deserto, e gli raccontarono delle proprie sventure, pregandolo di rivelare loro sinceramente che cosa avesse guadagnato. Egli tacque a lungo, poi versò dell'acqua in un recipiente e disse loro di guardarvi dentro. L'acqua era però ancora agitata. Dopo un po' li invitò di nuovo a guardare nel recipiente e disse: 'Osservate ora quanto l'acqua si sia placata'. Ed essi guardarono, e videro il proprio volto come in uno specchio. Allora egli continuò: 'Così avviene quando l'uomo dimora tra i propri simili: per l'inquietudine e la confusione non riesce a vedere i propri peccati. Colui che però si mantiene nella quiete e in particolare in solitudine vedrà presto i suoi errori».
[...]
Non possiamo fondare nulla su quanto abbiamo raggiunto, né sul successo, né sul possesso materiale, né sulla nostra famiglia, né sulla salute.
Tutto è dono.
Tutto può esserci tolto.
Ogni crisi ci sprona a smettere di attaccarci alle condizioni esterne, a staccarci da tutto ciò che possediamo. Se ci identifichiamo con i nostri beni o con la salute, ci diamo per persi quando vengono meno i beni o la salute. Allora non siamo più nulla. Già prima della crisi dobbiamo esercitarci nella libertà interiore. Allora la crisi non ci annienterà, ma ci condurrà al luogo dove siamo davvero a casa, dove siamo interamente noi stessi, in cui nessuno può ferirci, in cui nessuno può più danneggiarci" (pp. 137-138, 195).

La libertà interiore è essere nulla (anche le crisi sono portatrici di questo insegnamento metafisico: siamo nulla). La libertà esteriore è non perdere la visione dello specchio d'acqua che riflette il nostro vero volto (questo nulla) nel rapporto con gli altri, con la realtà.

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
In ultimo l'esercizio della consapevolezza a 360 gradi, sui diversi piani contemporaneamente.

Lunedì abbiamo continuato a leggere qualcosa dal classico Lin-chi-lu (clicca qui).