La medicina del silenzio (Anselm Grün)
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La medicina del silenzio (Anselm Grün)


Giovedì abbiamo continuato a leggere da Il libro dell'arte della vita di Anselm Grün:

"Ecco cosa scrive [C.G. Jung] a un uomo che voleva assolutamente parlare con lui: «La solitudine è per me una fonte mircolosa che rende la vita degna di essere vissuta. Il parlare mi diventa sempre più spesso un peso e avverto sovente il bisogno di tacere per più giorni per riprendermi dalla futilità delle parole. Sono sul piede di partenza e guardo indietro solo quando non c'è altro da fare. Questa partenza è in sé una grande avventura, ma non una di cui si desideri parlare in modo dettagliato [...]. Tutto il resto è silenzio! Questa rivelazione mi diventa ogni giorno più chiara, svanisce il bisogno di comunicare». [...]
«In qualunque luogo ti trovi non paragonarti agli altri e avrai pace» (Abba Poemen). [...] Invece di guardare gli altri scorgo me stesso per come sono. Sono in me. Ci sono, semplicemente. Questa è la condizione necessaria a trovare pace. Quiete significa infatti semplicemente essere presenti, riposare, [...] cogliere in pace l'attimo. [...]
«L'abate Poemen chiese all'abate Giuseppe: 'Dimmi come posso diventare un monaco'. E l'altro rispose: 'Se vuoi trovare pace in questo e nell'altro mondo, in ogni occasione ripeti: 'Chi sono io?', senza giudicare mai nessuno». [...]
È importante prendere sul serio i nostri sentimenti, senza attribuire immediatamente loro un giudizio di valore. Ognuno di essi ha un senso. Anche la rabbia e la collera hanno un senso. Si tratta solo di gestirle in modo adeguato. L'aggressività vuole regolare il rapporto tra distacco e intimità. Quando diventiamo aggressivi, dunque, ciò è sempre segno che abbiamo bisogno di maggiore distacco, che abbiamo dato agli altri troppo potere su di noi. [...]
Il silenzio è il sentiero spirituale per eccellenza. Nel silenzio incontriamo noi stessi e la nostra realtà interiore. Ma il silenzio è anche una via per liberarci dai pensieri che ci occupano costantemente. Non si tratta di un silenzio esteriore, ma di un silenzio del cuore. Il silenzio esteriore, tuttavia, può essere d'aiuto affinché il cuore taccia, affinché le emozioni si acquietino e smettano di condizionarci.
Il parlare delle ferite ricevute è sicuramente un buon sistema affinché esse guariscano. [...] Ma esiste senza dubbio anche la medicina del silenzio. Nel silenzio i moti interiori possono quietarsi, la polvere sollevata può depositarsi, così che l'animo si rischiari come un vino torbido che, riposando, ridiventa limpido. [...]
«Un fratello che viveva con altri fratelli chiese ad Abba Bessarione: 'Che cosa devo fare?'. L'anziano gli rispose: 'Taci e non misurare te stesso'»" (pp. 112-113, 121-125, 127-128).

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente l'esercizio in piedi, fermi, della consapevolezza del peso del corpo che si scarica a terra.
In ultimo l'esercizio, da seduti, della mente lasciata libera e del prendere atto dei suoi contenuti con l'affermazione interna: "La mente pensa prurito", "la mente pensa a questa mattina", "la mente pensa tristezza", ecc.

Lunedì abbiamo continuato a leggere qualcosa dal classico Lin-chi-lu (clicca qui).